Terremoto: il complotto (inesistente) della magnitudo

Ogni volta, dopo un sisma, è sempre la stessa storia: inizialmente viene dichiarata una magnitudo forte, poi una più debole e infine una definitiva. Per i complottisti da salotto, invece, vi è una leggenda urbana che, secondo una legge proposta da Monti, lo Stato non risarcirebbe i terremoti inferiori al grado 6,1 della scala Richter. Questa bufala, però, girava già dai tempi del sisma de L’Aquila, quando secondo molti la magnitudo fu dichiarata inferiore di quella reale per la suddetta teoria.
Andiamo veramente male: questi illustri pensatori non sanno nemmeno la differenza tra scala Richter e scala Mercalli. Quando si parla di danni, non si parla di magnitudo e, soprattutto, scala Richter e scala Mercalli non crescono in maniera direttamente proporzionale. Per farvi un esempio veramente basilare, possiamo parlare dei terremoti in Giappone: nonostante le scosse lì raggiungano il grado 7 della scala Richter, sulla scala Mercalli esse non superano il terzo/quarto grado, viste le incredibili norme antisismiche stabilite dalla legge nipponica. Lo Stato Italiano ha sempre assicurato la copertura delle spese economiche per i terremoti che hanno sempre avuto un grado alto sulla scala Mercalli, ovvero in seguito all’accertamento di ingenti danni di natura patrimoniale causati dai sismi. Questa scala, appunto, serve a misurare l’entità dei danni: si parte dai gradi più bassi, dove si parla di sismi avvertiti dalle persone che abitano almeno al sesto/settimo piano di un palazzo fino ad arrivare agli ultimi, quelli superiori, più gravi, dove sono incluse eruzioni vulcaniche, distruzione totale di binari ferroviari e apertura di voragini nell’asfalto. Perciò, il complotto della magnitudo falsata può campare solo nella testa di coloro che a scuola non sono mai stati attenti durante le lezioni di scienze della terra, visto che per gli esborsi economici di ristrutturazione si parla di due cose estremamente diverse. Le magnitudo vengono “modificate” dai media in corso d’opera perché inizialmente ci si basa su un dato indicativo, poi, dopo almeno mezz’ora, gli istituti competenti (l’Ingv, in prima linea), possono diffondere una notizia certa poiché sono in grado di elaborare tutti i dati a loro disposizione, tra cui epicentro, ipocentro, ampiezza delle onde, ecc…
Concludendo, basta fare disinformazione e basta credere a queste bufale che nemmeno tra amici ubriachi al bar, in teoria, potrebbero essere credibili. Informarsi è l’arma migliore per capire la realtà. Anzi, forse sarebbe meglio stare attenti durante le lezioni scolastiche.

Manuel Di Pasquale

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