La cultura sopra ogni cosa.

Ci sono momenti nella vita in cui lottare diventa il diritto inalienabile di un popolo che dimostra di non rassegnarsi ai comandi imposti da un’oligarchia che, senza alcun tipo di tutela, vorrebbe censurare parte del patrimonio artistico – letterario della nazione di appartenenza.

Un obbligo morale dal quale non ci si può sottrarre, se non a causa di quello che da sempre rappresenta il più grande male conosciuto dall’uomo, la viltà.
Viltà che, il più delle volte, viene tramutata in un vuoto culturale in grado di spezzare il filo che ci lega alle nostre – importanti – radici.
E si ha paura, si perde il senso dell’orgoglio – talvolta della ragione – soltanto perché il Rhoani di turno potrebbe infastidirsi alla visione di alcune statue presenti nei musei capitolini. Ma Roma lo sa, Roma vede e sente tutto ; e  tutto vede e ascolta quel che dice la città eterna, giacché – per protesta – ha deciso di coprire lei stessa le sue bellezze, avvolgendole nella nebbia di un gennaio anch’esso indignato dall’accaduto.
A ragion del vero, dobbiamo riconoscere l’onestà intellettuale dell’altra faccia della medaglia, quella parte di Italia orgogliosa di essere rappresentata nell’ingegno dei suoi più grandi connazionali.
Giosuè Carducci sosteneva che la letteratura, come l’arte, è “l’emanazione morale della civiltà e la spirituale irradiazione dei popoli.” 20160127_statue-rohani-coperte
Dovremmo voltarci per riuscire ad incontrare il volto attento e fiero di Dante, al fine di riuscire a scoprire l’enorme quantitativo di verità presente nelle parole del Carducci.
Quello stesso Dante che la nostra nazione l’ha definita “serva” senza poter immaginare che le sue parole, a distanza di 700 anni, sarebbero piombate come un fulmine nel cielo sereno (neanche troppo) dell’attualità storico-politica del Belpaese.
E magari, dietro di lui, navigando nel mare della sua timidezza, incrociare Leopardi, che con l’intelligenza di chi arriva sempre un attimo prima degli altri non riusciva a vedere “gloria” nel futuro della “sua Italia.”
Forse all’Alighieri verrà da ridere nel vedere un’Italia serva di un suo concittadino, il quale vorrebbe quasi farci  vergognare di un sentimento espresso con ardore.
Noi studenti, un po’ per dispetto, un po’ per ribellione, rivendichiamo – al contrario della volontà governativa – l’orgoglio per la filosofia di Sant’Agostino e per la musica di Verdi.
Rivendichiamo il senso di stupore per i film di Fellini e per la poesia di Montale, e mandiamo un bacio a chi ci vorrebbe pavidi ed asserviti.
Un bacio come quello di Francesco Hayez, che nel 1859 dipingeva la passione di un amore viscerale.
Un bacio che è sinonimo di affetto, di tranquillità, di anima candida.
Difendere a spada tratta l’identità nazionale affinché sul bianco della mente di un bambino si possa continuare a scrivere l’infinito romanzo che ci ha reso la culla della cultura occidentale. Perché senza poeti, artisti e sognatori, il tricolore è destinato a sbiadire.

Alessio Campana.

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