Ragazzi del ’99: simbolo di tenacia, coraggio e amore

Novembre 1917: dopo la disastrosa battaglia di Caporetto i ragazzi nati nel 1899, appena maggiorenni, vengono spediti al fronte, dopo aver ricevuto la cartolina precetto. Il loro futuro è incerto, ma potranno vantare l’esperienza dei veterani al loro fianco, che li aiuteranno come se fossero dei padri putativi per questi figli di un’Italia in pubertà.
Simbolo di chi, per amor della patria, prese subito il moschetto in mano e si ritrovò a combattere una guerra per un’idea di nazione unita in tutti i suoi confini, dopo quasi 1500 anni dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Soprattutto, queste giovani reclute sono chiamate in causa a riscattare l’onore ed il morale perso dalle nostre truppe durante quella disastrosa battaglia di qualche giorno prima, che ha fatto vacillare pesantemente le sorti della guerra in favore degli Imperi Centrali.
Così, con tanti sogni e rosee speranze, si va sul Piave, a fermare lo straniero, quello che ci ha negato i territori nostrani, nonostante un vecchio accordo di qualche anno prima, quello della Triplice Alleanza, prevedesse che diventassero, o meglio, tornassero a noi, sotto la bandiera tricolore.
Quindi, sul Piave, che mormorerà tre volte, si combatterà, fino all’epilogo di Vittorio Veneto, con la firma dell’armistizio di Villa Giusti, che di fatto consentirà la vittoria al Regno d’Italia e la riconquista dei territori irredenti.
Questi ragazzi, appena diciottenni, saranno l’elemento chiave per la vittoria. Questi ragazzi, senza alcuna esperienza, sconfigeranno il nemico con l’ardore della patria.
I Ragazzi del ’99 sono tutt’oggi emblema di bellezza per chiunque conosca la storia del nostro paese.
Riscattarono nel migliore dei modi una brutta sconfitta, e senza al loro contributo, non si sa come quella guerra sarebbe potuta terminare.
Che i Ragazzi del 1899 siano simbolo di quelle nuove generazioni che vivono di sofferenze, poiché con la forza di volontà tutto si può ottenere. E che la loro storia valga tutt’oggi d’insegnamento.

« Novantanove, m’han chiamato.
m’han chiamato m’han chiamato a militar. e sul fronte m’han mandato. m’han mandato m’han mandato a sparar.

Combattendo tra le bombe. ad un tratto ad un tratto mi fermò. una palla luccicante. nel mio petto nel mio petto penetrò.

Quattro amici lì vicino. mi portaron mi portaron all’ospedal. ed il medico mi disse. non c’è nulla non c’è nulla da sperar.

Croce Rossa Croce Rossa. per favore, per piacer, per carità. date un bacio alla mia mamma. e alla bandiera, alla bandiera tricolor. date un bacio alla mia mamma. e la bandierà tricolor trionferà, trionferà. »

Manuel Di Pasquale

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