La maratona per il sì al referendum approda a Pescara.

Angelino Alfano e la sua “ciurma” approdano nella sala consiliare del comune di Pescara, il motto è “INSIEME SI CAMBIA”.

 

La grande maratona a sostegno del SI al referendum non si arresta, ma d’altronde è appena partita. Si, a Pescara presso la sala consiliare abbiamo ospitato il ministro degli interni Angelino Alfano, uomo di spicco, laureato in giurisprudenza presso la Cattolica di Milano (come lui ricorda al pubblico) e contraddistintosi per la sua abilità di voltagabbana. Sono solo le 11.30 e con 30 minuti di ritardo, come da previsione, il ministro si presenta nel palazzo di città. Circondato da vari giornalisti di differenti giornali e tv, noi lo attendiamo in sala. L’ingresso del presidente di un quasi istinto e scarno partito, si accinge ad entrare in sala, accolto da una platea di un 300 persone (tra dipendenti comunali, provinciali e prefettura, arriviamo anche a 150, FORSE simpatizzanti, viste le “enormi” percentuali di consensi). Dopo le intense strette di mano, eccoci qua che ci troviamo d’avanti la grande e famosa coppia “Alessandrini- D’Alfonso”. Sindaco e Presidente di regione che non perdono occasione per congratularsi per l’intenso lavoro (solo loro due lo vedono), svolto in questi anni dal governo Renzi, senza soffermarci sui due governi Monti e Letta che sembra quasi carnevalesco raccontarne le varie esistenze, senza alcuna esclusione dell’attuale squadra di riformisti che senza alcun voto popolare stanno cercando di stravolgere la costituzione italiana. Presenti al rilevante incontro politico-istituzionale, anche il sottosegretario Chiavaroli e l’on. Tancredi (entrambi ex PDL, eletti con Silvio BERLUSCONI). Dopo i deliziosi e carismatici monologhi dei vari D’Alfonso e “ciurma” varia, la parola (finalmente) passa al ministro Alfano. L’onorevole Angelino ci spiega la riforma dalla base, partendo dai voti che i forzisti hanno dato per tre volte di seguito e che poi sono venuti a mancare. Caro ministro, probabilmente perché si sono accorti che era una grande cavolata. 20161112_113829Detto questo, Alfano comincia il suo monologo infinito sul valore che ha per lui la costituzione, stile Benigni, ma d’altronde l’arte di tradire e rimangiarsi la parola non manca a nessuno dei due. Il ministro degli interni cita gli articoli che per lui sono i più importanti. Cita l’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Caro ministro le ricordo che appunto, la sovranità appartiene al POPOLO. Nella vostra SCHIFORMA, la sovranità verrà a mancare e i vostri senatori li eleggerete VOI, con le vostre segreterie di partito. Alfano parla anche dell’articolo 11 sul “RIPUDIO DELLA GUERRA” si lancia nel dirupo da solo, dopo aver scoperto che l’Italia continua a vendere le armi agli stati in guerra in Oriente, come ad esempio all’Arabia Saudita che è stata addirittura condannata dall’ONU per crimini di guerra in Yemen. Non si vergona nemmeno di citare i Partigiani, addirittura ringraziandoli di aver liberato l’Italia dalla dittatura Fascista e citando senza vergogna il nome di Mussolini, ma senza parlare del futuro accentramento dei poteri al capo del governo, che con l’Italicum avrà la possibilità di governare stile Benito Mussolini nel ventennio fascista, senza che il senato, se non per leggi costituzionali e su richiesta di ¼ dei senatori richieda la revisione degli emendamenti, o del disegno di legge; sempre se, la camera accetti la revisione. Il ministro cita addirittura Silvio Berlusconi, ammettendo che aveva votato la vecchia riforma costituzionale presentata dal PDL, solo perché il presidente Berlusconi aveva dato mandato di votare a favore. Praticamente si è lanciato nel burrone da solo, si è spinto talmente tanto con le sue parole che non ha avuto il bisogno di parlare di altro, oltre che della Riforma Costituzionale, che di sostanza non ha nulla. Lo ringrazio per avermi convinto che il 4 Dicembre anche per mandare a casa lui, con determinazione voterò NO e finalmente manderemo a casa questo governo servo dell’Europa, delle banche, della Germania e della grande finanza.

 


William Grandonico.

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