Il ricatto dell’alta finanza a chi vota NO

Sembra una di quelle battute che potremmo leggere su Lercio, ma non è così. Il Financial Times, noto giornale britannico d’economia, tuona in favore del Sì, evocando toni quasi apocalittici se vincesse il NO. Ovviamente, la notizia pubblicata l’altro giorno dalla testata inglese avrà fatto sorridere qualcuno, perché in un articolo si è detto che se la riforma non passasse, 8 banche sarebbero a rischio fallimento, tra cui la Monte dei Paschi di Siena e le quattro banche coinvolte nel dl “Salva-banche”, che hanno mandato sul lastrico migliaia di risparmiatori. Potremmo parlare di vera e propria minaccia mossa dall’alta finanza per convincere i piccoli creditori a votare Sì, poiché vogliono far intendere che il NO rappresenterebbe una catastrofe socio-economica per la storia d’Italia. Ovviamente, se vincesse il NO non cambierebbe nulla, poiché tutto rimarrebbe come prima, e quindi è obsoleto, se non ridicolo, parlare di disastro in caso di bocciatura della riforma. Le uniche conseguenze si vedrebbero se vincesse il Sì, poiché verrebbe stravolta la principale fonte del diritto italiano. Modificare la Costituzione non è un gioco, non è una partita di calcio, ma un atto importante, perché si cambia completamente il diritto vigente nel nostro paese. Il Sì la stravolgerebbe, con articoli ad-hoc per la maggioranza parlamentare del momento che avrebbe mano libera sul trattamento delle opposizioni, e considerando l’attuale Governo e la sua impronta mirata ai favori, possiamo dire con certezza che chi goderebbe di più in caso di vittoria sarebbero gli sponsor degli attuali governanti, considerando in modo attento l’andazzo che ha preso la situazione politica odierna, dove vengono salvati i pesci grossi e mandati alla deriva i pesci piccoli.

Manuel Di Pasquale

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