Basta giocare con la miseria, Aleppo non è come ce la raccontate – di Vanessa Combattelli

Utilizzare il web per rigirarsi la frittata a proprio piacimento è, ormai, un gioco che siamo abituati a vedere; ma dover ogni singolo giorno assistere alla colpevolizzazione  di alcuni e alla santificazione di altri, non è detto che siamo tutti disposti a sopportarlo.
Quello di Aleppo è un gioco fa comodo a molti, parliamoci chiaro, agli anti-Assad e anti-Putin.
In questi ultimi giorni è accaduto molto: la città di Aleppo è stata liberata dai gruppi terroristici sostenuti dallOccidente e dall’Arabia Saudita grazie all’azione dell’Esercito siriano; chi questo risvolto non lo ha gradito gioca le sue carte infallibili.
Tanto è vero che – quando si ha un pubblico disposto a crederci – la carta vincente è solo una: la propaganda.
E’ partita così la campagna mediatica determinata a criminalizzare il Governo di Bashar al-Assad, la Russia di Vladimir Putin e l’Esercito siriano.
Chi, di questo squallido gioco, ne è stato solo spettatore, può intuire anche quali pedine si siano utilizzate, tra cui molti dei grandi media occidentali: la BBC, Sky News, la CNN e in Italia le “insospettabili” RAI, Repubblica, La Stampa e il Fatto Quotidiano.
Ma è doveroso anche spiegare come sia stato svolto questo meticoloso lavoro, infatti tali canali di comunicazione si sono basati su fonti come quella dell’Organizzazione dei Caschi Bianchi.
Chi sono? Partiamo dal presupposto che l’organizzazione è finanziata da Washington e Londra, accenniamo anche che l’organizzazione, candidata per il premio Nobel della Pace, è accusata di avere collegamenti con il gruppo Al Nusra (un gruppo jihadista).
Non è finita qui, naturalmente, perché è necessario fare chiarezza su un’organizzazione ritenuta di bellissimo sentimento solidale e – dal momento che i maggiori media non fanno altro che alimentare questa credenza – accenniamo anche cosa sono realmente i Caschi Bianchi.
L’ideatore di questa Ong è James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri e del Commonwealth.
Per di più non possiamo neanche definirli “Protezione Civile Siriana” come si tende a fare perché agiscono solo nelle zone controllate dai ribelli.
Sono innumerevoli i video che in questi ultimi tempi spopolano nel web, filmati che ritraggono soprattutto donne e bambini.
Per carità, qua nessuno sta dicendo che la guerra sia una cosa positiva, il discorso di fondo è un altro: a noi non sta bene che le disgrazie dei cittadini siriani vengano utilizzate per portare acqua esclusivamente in un mulino, non c’è cosa più squallida dello sfruttare la miseria per i propri scopi, i Caschi Bianchi, fra i tanti, sono i primi a farlo.
E noi non difendiamo i parassiti sociali, non lo abbiamo mai fatto.
Intendiamoci: si vuole convincere l’opinione pubblica che Assad e Putin siano criminali, i governi dei paesi NATO insieme all’Arabia Saudita e al Quatar (per non dimenticare i nostri media occidentali) hanno diffuso filmati e narrazioni propagandistiche degli avvenimenti, e non solo: molti dei filmati che traggono donne e bambini appartengono a conflitti precedenti.
Ma, come potete ben immaginare, i Caschi Bianchi non sono gli unici,
Un’altra fonte dove i nostri media trovano acqua è il Syrian Observatory for Human Rights, che ha sede a Coventry, Regno Unito, da Rahmi Abdul Rahman, oppositore di Assad.
Lo stesso Rahman che diffuse una notizia falsa sull’uso, da parte dell’esercito siriano, di una pericolosa arma chimica che avrebbe portato alla morte di oltre 250mila persone.
Niente di tutto questo trapela dai media, anzi, la collettività è convinta che Mosca abbia bombardato Aleppo con lo scopo di uccidere tanti civili fra cui bambini, come se la città siriana non sia distrutta da quattro anni: dal 2012, quando i ribelli sostenuti dagli americani e da Erdogan hanno dato il via alla strage.
Una cosa è certa, forse una delle poche cose di cui siamo davvero sicuri, c’è chi fa davvero e chi preferisce giocare con la miseria, chi vede nel pianto tragico di un bambino la tristezza del mondo intero e chi ne vede solo fama per arricchirsi, chi tra le rovine di Aleppo si chieda dove sia l’uomo e chi, invece, ne intraveda uno show da mostrare agli occhi del mondo “civile”.

 

Vanessa Combattelli

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