Orwell e la denuncia al comunismo: alcuni sono più uguali degli altri

di Vanessa Combattelli

TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI

Il celebre comandamento dell’opera di Orwell, “La Fattoria degli Animali”, è un sunto di ciò che, nonostante le premesse, fu il comunismo e il fallimento dell’Unione Sovietica, fondata su principi ma mossa da altri.
Sin dal primo capitolo si percepisce il sapore dell’intero romanzo, allegorie brillantemente usate che conferiscono ad Orwell la meritata posizione tra gli autori di maggiore genialità del ‘900.
Il linguaggio dell’opera è semplice e chiaro: si legge con facilità e fluidità e, nonostante questo, non viene sciupato il prestigio dell’opera che, anzi, esattamente grazie ad una capacità comunicativa di questo genere riesce a trasmette contenuti altrimenti più difficili da comprendere.
I protagonisti sono degli animali che parlano e pensano come gli esseri umani, stanchi dai soprusi dell’uomo, il padrone Jones, e guidati dagli ideali del maiale Manor (un’accreditata interpretazione lo condurrebbe a Marx) decidono di sposare i valori della Rivoluzione: la libertà e l’uguaglianza tra animali.
Alla morte di Manor sono Napoleon e Palla di Neve a guidare l’alba del cambiamento, anche essi due maiali (animale che, ci renderemo conto, verrà fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo).
Una volta al potere i due maggiori leader gettano le fondamenta di quelli che saranno dei comandamenti, tra cui quello più importante: “tutti gli animali sono uguali”.
Nel corso del romanzo noteremo come, invece, le diverse creature abbiano capacità intellettive inferiori rispetto ai maiali e, soprattutto, di come tale ignoranza verrà poi manipolata per poter utilizzare a proprio vantaggio quelle norme tanto canonizzate.
Ma la vera e propria corruzione degli ideali avverrà quando Napoleon spodesta Palla di Neve (allo stesso modo Stalin emarginò Trotsky dall’Unione Sovietica) escludendolo dalla società da loro creata, diffamandolo e rendendolo nemico agli occhi degli altri animali che, ingenuamente, non metteranno mai in dubbio la parola di Napoleon autoconvincendosi che “Napoleon ha sempre ragione”.
In questo modo, capitolo dopo capitolo, la trama diventa sempre più incalzante affascinando il lettore che trova nessi logici sempre più frequenti, il comportamento spregevole e palesemente manipolatorio di Napoleon indignano il lettore, allo stesso modo l’ingenuità e l’ottusità degli altri animali creano in noi un senso di ingiustizia.
Come vedremo, sarà soprattutto l’ideologia dell’Animalismo a mettere in moto i continui soprusi, perché qualsiasi male verrà giustificando facendo riferimento ad essa e ai comandamenti che, nel frattempo, sono stati a loro volta manipolati per il comodo di Napoleon e dei suoi “compagni” maiali.
Orwell non lascia nessun lieto fine agli animali, il romanzo diventa così, malgrado i protagonisti, tangibile e reale, un tragico epilogo che riprende il sapore da noi percepito all’inizio: quell’acerbo frutto della Rivoluzione amaro e sgradito, l’ideale corrotto che si dimostra una mera utopia.

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