Il Jobs Act ci ha reso tutti un po’ come Fantozzi

Nel 1975 gli italiani videro per la prima volta il film comico italiano per eccellenza: Fantozzi. Fu il primo capitolo di una fortunatissima saga che vedeva Paolo Villaggio interpretare il ragionier Ugo Fantozzi. Il ragioniere veniva trattato come un reietto e credeva che il datore di lavoro lo facesse lavorare perché dotato di un animo buono e gentile, quando in realtà, verso la fine del film, si accorge di essere un semplice tassello di un meccanismo ultracapitalista complesso. Infine, dopo aver tentato di ribellarsi, con due parole a lui riferite dal “Megadirettore Galattico”, torna sui suoi passi per divenire di nuovo quell’essere relegato all’ultimo gradino della scala sociale. La pellicola rappresenta una satira sociale senza tempi, accompagnata poi dal Secondo Tragico Fantozzi, uscita nel 1976, le quali, con la regia di Luciano Salce, sono i due capitoli principali della saga (e anche quelli più divertenti). Nel secondo capitolo Fantozzi, nel finale, torna “strisciando” alla sua vecchia azienda dopo che aveva abbandonato il suo vecchio incarico, ma ripartendo come “parafulmini”, dal ruolo più basso, nonostante negli anni avesse subito numerosi atti di mobbing e la sua carriera non è mai potuta decollare.

Ecco, il Jobs Act ci ha reso tutti così: senza articolo 18 non vi sono più garanzie per i lavoratori, anzi, si è arrivati ad una guerra al ribasso, dove chi offre la propria prestazione a prezzi stracciati viene assunto. Non a caso, se da un lato sono aumentati gli occupati (ma sono peggiorate le loro condizioni e tutele sul luogo di lavoro) dall’altro sono aumentati anche i licenziamenti. Molto spesso, difatti, è possibile sapere di alcuni operai che vengono licenziati perché il datore di lavoro preferisce assumere due nuovi impiegati pagati alla metà dello stipendio dell’ex-dipendente ma che offrono lo stesso servizio, ovvero, se quell’impiegato prendeva €1200 al mese per lavorare 8 ore al giorno, il datore solleva dall’incarico il povero dipendente per assumere due nuovi impiegati che prendono €600 per lavorare lo stesso 8 ore al giorno. Quindi, con quei €1200, il datore è riuscito ad ottenere il doppio del personale e quindi più manodopera allo stesso prezzo di partenza. Ovviamente, non tutti gli imprenditori sono così, anzi, ci sono tanti datori che necessiterebbero di più visibilità per come riescono ad affrontare le situazioni avverse senza manomettere la già precaria situazione del proletariato, ma, con l’abolizione dell’articolo 18, era facile prevedere che le cose si sarebbero mosse in maniera sbagliata, poiché al giorno d’oggi il primo fine è guadagnare, utilizzando tutti i mezzi messi a disposizione, senza guardare in faccia a nessuno. Ed è proprio così che si dà il via alla guerra tra poveri.

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