Come ti ribalto la democrazia: la questione della Crimea.

Tre anni fa gli abitanti della Crimea vennero chiamati alle urne per scegliere il loro destino: entrare nella Federazione russa o ripristinare la Costituzione del 1992. Alle urne accorsero numerosi, più di un milione e mezzo di votanti, portando l’affluenza all’84% e superando il quorum previsto per la validità del quesito fissato al 50%. Il 97% dei votanti scelse l’opzione 1, ovvero quello dell’annessione alla Russia. Il Cremlino accolse calorosamente l’esito della consultazione popolare, vista la vittoria schiacciante, ma dall’altra parte ci fu chi, ovviamente, volle opporsi per i suoi sporchi giochi di guerra socio-economica. Parliamo dunque di UE e USA, che stravolgendo la volontà popolare hanno dato il via libera alla strategia di tensione con la Russia di Putin, rendendo di fatto il referendum illegittimo e dando ragione al governo ucraino. Eppure, gli elettori furono chiamati alle urne in maniera pacifica, ma, ribadendolo di nuovo, ci fu chi, mascherato da benefattore in giacca e cravatta, ha voluto portare il gelo su quel versante per via dei suoi sporchi piani economici. Difatti, UE e USA vedono nell’Ucraina una terra da cui spremere tutte le risorse possibili (gas e petrolio) per ottenere benefici di varia natura, nonostante ricca di politici corrotti che hanno mandato ancor di più nel baratro un paese non certamente florido, però sembrerebbe proprio questo l’ago della bilancia in favore degli eurocrati. E proprio gli abitanti della Crimea, con una matita ed un foglio, vollero rispondere a tono a chi non era riuscito a risollevare le sorti di una nazione, sotto scacco da parte di burocrati e premi Nobel che per la pace hanno bombardato Stati sovrani e rovesciato regimi voluti dai cittadini.
Ora, però, bisognerà vedere se Trump, che ha mostrato tanta stima per Putin, possa mettere fine a questo clima di tensione voluto da chi non avrebbe dovuto intromettersi.

Manuel Di Pasquale

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