Michele, suicida come Jacopo Ortis. Che sia un monito per il ministro Poletti

Michele, il ragazzo suicida 30enne e disocuppato, rappresenta lo Jacopo Ortis dei nostri giorni: il suicidio come liberazione, come monito, come riscatto da una realtà bastarda, dove chi doveva decidere per noi ha scelto sempre la soluzione peggiore.

Il ragazzo, dopo tanti colloqui conclusi con un “le faremo sapere”, non vedeva via di scampo nella sua situazione disagiata, per questo ha compiuto l’estremo gesto.

La nostra generazione è definita 2.0 per via del progesso tecnologico, ma in pochi parlano dei problemi che occupano quotidianamente la mente dei giovani di oggi: disoccupazione alle stelle, voucher, lavori precari e politiche non inclusive. Usciti da scuola non siamo abilitati subito al lavoro, visto che molti imprenditori fiutano l’aria rarefatta e agiscono con la logica del “fare esperienza” mentre allo stesso tempo vogliono “gente esperta”, quindi, offrono occupazioni da schiavi, in nero e per niente formative per gli uomini del domani.

Il Jobs Act rappresenta un grande fallimento ed una grande retrocessione nella classifica dei diritti, dove i lavoratori non hanno più tutele e le fasce più esposte sono risultate le solite: gli under 30 e gli over 50. Sebbene per quest’ultima sembra che ci sia una nuova speranza, con occupazione in risalita per i proletari di quest’età (visto che la disoccupazione generale è tornata a salire), per i giovani si prospettano anni di precariato e di completa esposizione ad angherie per ottenere un posto sicuro, visto che i contratti a tempo indeterminato, oltre che risultati in diminuzione del 32%, sono contratti da precari, poiché è stato mandato a quel paese l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, per favorire i grandi capitalisti che cercano manodopera a basso prezzo, creando così una guerra tra poveri a chi offre di meno e lavora di più.

La lettera lasciata da Michele è un dramma, un ragazzo nel fiore dei suoi anni stufo di ricevere solo prese per il culo, ma anche una strigliata a chi si è permesso di bacchettare chi si impegna veramente, ovvero al ministro Poletti, quello che ha detto che “molti giovani sarebbe meglio non averli tra i piedi”. Una persona così, in uno stato civile, si sarebbe dimessa immediatamente o, in alternativa, sarebbe stata cacciata a calci nel deretano. Ed è infatti così che si conclude la lettera di Michele: “P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi. Ho resistito finché ho potuto“.

Manuel Di Pasquale

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