Bologna. “I figli di papà” tengono in ostaggio studenti e università.

Bologna. Tengono in ostaggio una biblioteca pubblica dell’ateneo universitario bolognese. Sono quasi due settimane che le proteste studentesche di Bologna, stanno andando avanti. Le motivazioni per cui il sindacato studentesco di Bologna si è schierato contro i presunti tornelli installati all’interno della biblioteca, sradicandoli e portandoli come in ostaggio al rettorato, sono la “lesione della libertà dello studente”. Ecco cosa ha spinto questi quattro comunistelli figli di papà a mettere a ferro e fuoco via Zamboni e distruggere una intera biblioteca. La zona più degradata di Bologna, ostaggio dei centri sociali di sinistra, ecco cosa succede in uno de poli universitari più importanti d’Italia. Il civico 36, dove si trova la BIBLIOTECA universitaria e tutta via Zamboni, vittima di questi quattro imbecilli, è la testimonianza del degrado comunista in cui versa la città e l’università.

“Gli studenti si dissociano da questa protesta insensata”, ci fanno sapere. “Ci dissociamo da questo ideale di libertà che non esiste”, aggiungono. “Nessuno non vuole i tornelli, anzi, tutti vogliono la massima sicurezza, per poter studiare anche fino alle ore 24, come dal nuovo regolamento del rettore”. “Oltre al civico 36, hanno occupato anche il civico 38”, ci confermano i ragazzi universitari presenti in ateneo. Tanti sono gli studenti che si sono visti sequestrare i loro beni, come portafogli e borse, e obbligati a dover restare all’interno delle strutture, per dare la possibilità a questi imbecilli figli di papà di far finta di credere in qualcosa.

Ormai, l’ateneo bolognese non è più sicuro. I sincati studenteschi di sinistra e i centri sociali, sono i leader delle proteste, non si vive più in serenità in un posto dove i giovani dovrebbero essere al sicuro. Probabilmente qualche manganellata in più o qualche schiaffo in più da parte di qualche genitore, è venuto a mancare. Il 68 è passato, il vostro ideale è morto o non ha senso di esistere.

ARRENDETEVI, SIETE LA VERGOGNA D’ITALIA.

 

William Grandonico.

Foto: Twitter.

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