L’inganno del ’68: Capanna ed il suo vitalizio da €5200.

Avete presente la cosiddetta “rivoluzione del ’68”? Quella pseudo-manifestazione che, de facto, non ha portato alcun risultato? Quella che tutti definiscono come una grandissima rivolta popolare, ma che, ad esempio, in Italia ha permesso l’ingresso in politica ai cosiddetti “radical chic”, ovvero quel branchetto di sostenitori di una certa sinistra che si fa bandiera del buon gusto e del buon costume, quelli che parlano molto e non scendono mai in campo concretamente ma che sanno solo criticare ciò che fanno gli oppositori.

Eh sì, basti pensare ad uno di questi protagonisti: Mario Capanna. Lui era uno studente comunista dell’Università Cattolica di Milano, cacciato dalla stessa per essere stato uno dei volti noti del ’68. Ma, con ordine: dopo le manifestazioni è diventato un personaggio noto alle masse ed esponente di Democrazia Proletaria, arrivando addirittura tra i banchi di Montecitorio. Ecco, quello che si definisce “proletario”, oggi, difende streguamente il suo vitalizio da €5200 al mese.

E non finisce qui: si permette di dire che molti giovani non meritano i diritti, perché non si lotta abbastanza. Poi, quando gli si chiede cosa si deve fare secondo lui, egli stesso non sa cosa rispondere.

Avete capito bene: un ingannatore doppiogiochista radical chic che si permette di fare ramanzine dopo che, invece di aver pensato al benessere della classe operaia, ha pensato solo al guadagno del proprio portafogli.

Perciò, quando sentirete parlare di ’68, saprete cosa rispondere: un inganno universale che è stato solo il via libera per far guadagnare quattro truffatori.

Manuel Di Pasquale

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