Quale destra vorrebbe ancora Gianfranco Fini? Nessuna.

Sarebbe dovuto essere il volto di spicco della destra italiana, l’uomo delle speranze delle nuove generazioni e l’animatore dei cuori italiani.

Invece, dopo 30 anni, di positivo ci si ricorda solo della Legge Bossi-Fini. Esatto, parliamo proprio di Gianfranco Fini, colui che era stato designato come successore ideale di Giorgio Almirante.

Dopo la morte del leader del MSI-DN, il bolognese, avendo fatto esperienze nel Fronte della Gioventù ovvero il gruppo giovanile del Movimento Sociale Italiano, non ha saputo reggere alcun confronto. Anzi, al giorno d’oggi è rinnegato da tutti.

Pensiamo alla “svolta di Fiuggi”, dove venne meno l’unione tra tutte le correnti della destra dell’epoca, del continuo astio con Pino Rauti. A Fiuggi Fini fece nascere Alleanza Nazionale, quel movimento che voleva scrostarsi l’etichetta di fascista a tutti i costi. Agendo così, Fini pose la parola fine sulla storia del Movimento Sociale Italiano, poiché i suoi seguaci lo seguirono in AN, mentre i suoi dissidenti interni confluirono in altri partiti o movimenti. Anche se, comportandosi in questa maniera, Fini sembrava andare verso l’apice, poiché con la sua nuova strategia politica, cioè quella di moderare la destra storica del dopo-guerra, il fondatore di AN aumentò i consensi.

Invece, dopo anni e anni di attività parlamentare, si è dimostrato un politico di poco conto, dopo aver fatto alleanze con Berlusconi e, in seguito, tradendo quest’ultimo tentando di sfiduciarlo, quando il Cavaliere si fidava di lui. Basti pensare al fatto che insieme avevano dato vita al PDL, per riunire sotto un unico simbolo tutte le correnti di destra, da quella moderata a quella sociale, perché insieme si riuscivano ad ottenere i numeri per governare. Dalla fine di quella legislatura, cioè dal 2013, Fini sparirà dai radar politici che contano. Anzi, inizieranno gli scandali, come quello della casa di Montecarlo, per la quale avrà luogo un processo tra pochi giorni per cause ricollegabile a riciclaggio, corruzione ed evasione fiscale.

Riassunto della sua carriera politica: critiche dagli ex missini, critiche dalla Lega Nord (ai tempi alleata con il PDL), critiche continue sui suoi doppi giochi da giornalisti come Vittorio Feltri e Marcello Veneziani e, soprattutto, rivalità con i suoi stessi alleati, da Rauti a Berlusconi.

L’anno scorso l’ex erede politico di Almirante ha fondato Azione Nazionale insieme a Gianni Alemanno, partito che sembrerebbe raccogliere nemmeno l’1% dei consensi a livello nazionale.

Quale destra seria, al giorno d’oggi, accetterebbe Gianfranco Fini? Per i suoi ex elettori la risposta è semplice: nessuna.

Manuel Di Pasquale

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