Le accise? Sono ancora lì.

In un suo discorso di tre anni fa Matteo Renzi disse che avrebbe tolto tutte quelle “vocine ridicole” che sono incluse nel prezzo di un litro di benzina, ovvero le accise.

Nonostante negli ultimi anni il prezzo del petrolio sia notevolmente diminuito, la benzina nel nostro paese continua a costare cara, poiché il 70% del costo di essa si basa sulle tasse.

A differenza delle normali tasse dirette, le accise sono imposte indirette e momentanee, perché una volta risolto il problema dovrebbero essere rimosse.

Invece, nel 2017, ci sono ancora accise varate molto tempo fa e dovute ad avvenimenti del passato lontano, tra cui la ricostruzione per i danni causati dal terremoto del Friuli del 1976, cioè di 41 anni fa, che fa aumentare il prezzo di un litro di benzina di 5 centesimi, e del disastro del Vajont del 1963, con un’imposta di 0,005€ per litro.

In più, anche se con imposte irrisorie, troviamo addirittura le accise dovute alla crisi di Suez del 1956 (€0,007 per litro) e, incredibilmente, la primissima accisa emanata, quella relativa alla guerra di Etiopia del 1936 (€0,0009 per litro).

Poi, ovviamente, ci sono quelle più recenti, tra cui quella della manovra Monti del 2011 (8 centesimi sul litro di benzina e 11 centesimi sul litro di diesel) e quella per il rinnovo dei contratti degli autoferrotranvieri (2 centesimi).

Siamo arrivati al 2017 e queste imposte sono ancora lì, nonostante dovessero essere temporanee.

Renzi aveva promesso di toglierle, ma non l’ha fatto. Adesso che c’è Gentiloni, qualcosa si smuoverà?

Stando alle varie stime, togliendo tutte le accise, il prezzo massimo della benzina dovrebbe essere di €1 al litro.

Dovrebbe essere arrivata l’ora che qualcuno, dopo tante chiacchiere, faccia ciò che ha promesso per diminuire il prezzo dei carburanti.

Manuel Di Pasquale

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