Forza Italia. Consegnata la diffida alla maggioranza PD.

Una diffida ufficiale rivolta al sindaco Alessandrini, al Presidente del Consiglio e a tutti i consiglieri comunali affinchè non venga approvata la delibera inerente la ricostituzione del mercatino etnico sotto il tunnel della stazione e anzi, la stessa, venga ritirata. È quella che stamane abbiamo presentato, Forza Italia, Pescara in Testa e Pescara futura, in ossequio ai principi della Corte di Cassazione che, in simili situazioni, potrebbero far ravvisare un concorso colposo nel delitto doloso nel caso in cui in quel tunnel dovesse ripetersi la prosecuzione delle attività illecite finite nel mirino della Procura Distrettuale Antimafia de L’Aquila, un’indagine con ramificazioni campane, ma partita proprio dal mercatino etnico della stazione di Pescara. Riteniamo che l’operazione ‘Bazar’ condotta dalle Fiamme Gialle rappresenti oggi uno spartiacque: d’ora in avanti il sindaco Alessandrini e la sua maggioranza non potranno più far finta di non sapere cosa accadeva e potrebbe accadere di nuovo tra quelle bancarelle, ormai la consapevolezza è assoluta e dunque anche le responsabilità sono chiare”.  Lo hanno detto stamane nel corso di una conferenza stampa i consiglieri comunali di Forza Italia, Marcello Antonelli, Vincenzo D’Incecco, Fabrizio Rapposelli, Eugenio Seccia e Luigi Albore Mascia, di Pescara in Testa, Guerino Testa, Alfredo Cremonese e Massimo Pastore, e di Pescara Futura, Carlo Masci, autori e firmatari della diffida.

“Da mesi ci stiamo occupando di quel mercatino etnico e la novità di cronaca – ha detto il Capogruppo FI Antonelli – è l’operazione della Procura Antimafia de L’Aquila e della Procura di Pescara che, al termine di due anni di indagini, hanno effettuato 10 arresti perché quel mercatino era la centrale del commercio di merce contraffatta, e riteniamo non sia casuale che le indagini siano partite proprio da quella struttura di Pescara. Noi da giorni stiamo portando avanti una battaglia seria con i nostri emendamenti, ma dopo quanto accaduto ieri abbiamo ritenuto opportuno presentare la diffida e uscire dall’aula per non essere complici dell’approvazione di un provvedimento fuori da ogni logica ed è evidente che chi lo approverà se ne assumerà tutte le responsabilità e le conseguenze”. “Pescara – ha proseguito il Capogruppo Testa – non ha bisogno di alcun nuovo mercato, per noi l’integrazione passa dalla presenza degli ambulanti extracomunitari muniti di regolare licenza all’interno dei mercati rionali già esistenti. La scelta del tunnel è pericolosa, mediocre e soprattutto contraria anche a qualunque sviluppo delle aree di risulta. Politicamente rilevo che ormai l’amministrazione Alessandrini è connotata sempre più come un governo di sinistra, non di centro, ostaggio, sulle grandi partite, della Cgil e di Sinistra italiana, che dettano le condizioni sull’urbanistica e su ogni scelta importante. E oggi spendere 250mila euro per un mercato da parte di un Comune che è in predissesto con decine di criticità è una pura follia amministrativa: abbiamo strade in abbandono, scuole non a norma, abbiamo problemi importanti su cui vanno dirottate le risorse, che non possono essere usate per soddisfare i vezzi della politica”. “Siamo stati contrari dall’inizio a una collocazione del mercatino che è sbagliata, dal punto di vista sociale ed economico, e abbiamo tentato di bloccare quell’operazione con gli emendamenti – ha ancora detto il Capogruppo Masci -. Da ieri però è cambiato tutto: l’operazione della Procura antimafia ci conferma che la situazione è esplosiva, qui non è più un problema di integrazione, ma di ordine pubblico serio, di rilevanza nazionale. A questo punto abbiamo diffidato i consiglieri comunali dall’approvare quella delibera perché, in virtù dei principi della Cassazione, si potrebbe ravvisare un concorso di cooperazione colposa se dovessero emergere in prospettiva ulteriori fatti penalmente rilevanti in quell’area”. “La nostra opposizione è netta – ha confermato il consigliere Rapposelli –, anche sotto l’aspetto economico, a un mercato che è una ghettizzazione con uno sperpero di 250mila euro di soldi pubblici”. “Qui non si tratta di razzismo – ha ribadito il Vicecapogruppo D’Incecco -: la nostra è una battaglia di legalità e opportunità, siamo convinti che la vera integrazione si avrà solo se operatori ambulanti italiani e stranieri lavoreranno insieme, rispettando le stesse regole. Sicuramente i fatti gravi registrati ieri rappresentano uno spartiacque, un punto di non-ritorno”. “Oggi il sindaco Alessandrini meriterebbe un secondo ‘tapiro d’oro’ per la sfortuna, perché non ci poteva essere timing più sfavorevole con un’indagine giunta a conclusione proprio mentre il Consiglio cercava di approvare quella delibera sul mercatino. Da sindaco – ha detto il consigliere Albore Mascia, ex sindaco – oggi io avrei chiesto al Presidente del Consiglio di sospendere la discussione in aula, avrei chiesto un incontro urgente a questore e Prefetto, avrei chiesto i connotati di quell’operazione e avrei sospeso il dibattito, convocando tutti i capigruppo di maggioranza, spiegando loro le ragioni della sospensione e avrei aperto una riflessione sull’iniziativa che invece viene portata avanti pervicacemente da consiglieri come Pagnanelli, Martelli, Santroni, ossia da persone che non hanno la responsabilità di un sindaco che dovrebbe essere leader della sua maggioranza e non ostaggio di logiche ideologiche. Inoltre è chiaro che Alessandrini comincia ad avere nella sua pseudo-maggioranza una serie di personaggi, di consiglieri comunali che lo hanno mollato, quello del consigliere Pignoli è stato un intervento duro e di presa di distanza netta dalla maggioranza, dunque si sta consumando uno strappo, così come anche nel Pd, nelle liste civiche, ci sono consiglieri ostili all’iniziativa. Purtroppo oggi grazie a questo Governo, Pescara sale alla ribalta delle cronache nazionali solo in modo negativo. Oggi il sindaco Alessandrini al TG1 avrebbe dovuto dire che avrebbe aperto una riflessione sull’iniziativa, e invece porta avanti una delibera in contraddizione con l’operazione di Polizia che ha richiesto mesi di indagini e molti investimenti. Un’operazione che si scontra con un’amministrazione comunale che va in controtendenza e riapre un luogo in cui si possono commettere gli stessi reati.

William Grandonico

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