Londra ennesima vittima, ma non si fermeranno

Stavolta è Londra il palco di un ennesimo e nauseante atto firmato terrorismo: Ponte di Westminster, un suv contro la folla, due morti e molti feriti.
E’ il classico conteggio a cui la civiltà occidentale pare destinata ad abituarsi, adesso ci si chiede se verrà nuovamente giustificato il tutto con instabilità mentale e depressione, come a voler far tacere la stampa selvaggia e il popolo stanco, perché chi muore o viene ferito in nome di una religione è solo vittima di un povero pazzo depresso, per alcuni persino da compatire.
Ma torniamo alle dinamiche dell’attentato, un altro lupo solitario si è accanito contro il poliziotto presente accoltellandolo, prima che potesse fare un’altra vittima è stato abbattuto.
Meno uno diremo, eppure lui non è altro che una delle tante pedine sparse per l’Europa; non ha identità, di lui l’opinione pubblica non conosce il volto, si dice abbia fatto tutto in nome di una religione, eppure, questi in realtà sono uomini senza Dio.
Le immagini che riportano i testimoni convergono tutte sullo stesso punto: forte esplosione, spari, uomini a terra per poi umana confusione, perché se c’è una cosa che abbiamo imparato da tutti questi episodi risponde soprattutto alla sensazione di stordimento, testimoni e feriti quando rilasciano le loro dichiarazioni riportano tutti le medesime emozioni, in particolare questa; perché non può che nascere confusione quando, nel 2017, rischi di morire ammazzato dai colpi di un  kalashnikov o sotto il peso di un furgone in una città, universalmente riconosciuta, civile.
I politici hanno adottato le classiche reazioni: Theresa May è stata evacuata dal palazzo del Parlamento, ad Edimburgo è stato, invece, sospeso il dibattito sulla mozione per chi per chiedere a Londra un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, David Lidington, leader della Camera dei comuni, ha invece rilasciato le prime dichiarazioni post- attentato riportando le condizioni del poliziotto accoltellato.
Dal malato gioco di morte in nome di religione e supremazia, la nostra risposta non deve essere una giustificazione tanto meno accuse contro le cosiddette “derive populiste” americane ed europee, il vero problema risiede in altro: è un’integrazione esasperata ma, ovviamente, mancata.
L’atto ennesimo è terminato ma il cerchio non si è chiuso, i prossimi provvedimenti vengano presi in nome della coscienza e non dell’esagerato buonismo, sono vite umane, non bambole, sono attentatori, non depressi.

Vanessa Combattelli

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