FdI lancia la campagna contro gli abusi sessuali nel mondo dello sport

“Dopo lo scandalo che ha colpito le squadre olandesi, inglesi e americane, in Italia inizia a trapelare qualche timida voce su casi di abusi sessuali anche nello sport. Non sempre sono spettacolari come alcuni fatti di cronaca che giungono all’opinione pubblica, ma sono ugualmente importanti perché ogni singolo abuso rappresenta per la vittima un danno psicologico profondo. E’ il guardiano che osserva le atlete mentre fanno la doccia, o più spesso l’allenatore che approfitta del suo ruolo per violare bambini e adulti. Aiutaci a squarciare il velo di omertà su un fenomeno che rimane tuttora sommerso. Contattaci via mail su tutelavittime@fratelli-italia.it e ti sosterremo garantendo l’anonimato”.
E’ quanto dichiara Cinzia Pellegrino Referente Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime della Violenza – Fratelli D’Italia Alleanza Nazionale

In Italia ci sono due casi recenti,  un allenatore e un presidente di una squadra di calcio, entrambi  accusati di abusi sessuali ai danni di minori perpetrata negli anni. E’ un tipo di abuso sessuale poco denunciato e poco conosciuto perché le vittime spesso sono molto giovani dai 10 ai 17 anni, e si può ben immaginare la loro comprensibile vergogna.  Gli allenatori, i preparatori, i dirigenti, i presidenti creano un vero e proprio rapporto di  sudditanza psicologica, che si avvale della passività dei ragazzini/e ovviamente incapaci per tante ragioni di ribellarsi L’angosciante realtà è che gli abusi avvengono e si ripetono nell’ambiente più vicino,  e che continuano più il rapporto tra vittima e colpevole,  è stretto.   A quell’età l’allenatori spesso viene idealizzato, conta più dei genitori, decide se giochi o no,  se vali o no, se hai un’opportunità o no. E secondo i “dati psichiatrici” ci vogliono almeno vent’anni perché un bambino abusato parli.  Non solo: Le società anche in Italia (come accaduto in Inghilterra) vogliono tutelare il loro “buon nome” e spesso non denunciano. Purtroppo non accade solo nel calcio, ci sono stati casi anche nel karate. E dato che questa è una situazione che dà nell’occhio, questi allenatori tendono a cambiare spesso società.

Dopo i  casi sconvolgenti dell’Inghilterra e della Svezia, la FIGC vorrebbe imporre a tutte le società iscritte, di avere allenatori dotato di patentino, il che dovrebbe garantire una certa selezione. Per ottenerlo si studiano varie materie, la psicologia, la comunicazione con i giovani . Per evitare guai si danno indicazioni  all’allenatore di non restare mai da solo con i ragazzi.  Ma non basta oggi non c’è una valutazione psicologica sul tecnico, possono persino essere assunte persone con precedenti o già condannate in primo grado. E questo è quantomeno discutibile.

In occasione della Giornata Mondiale dello Sport, che si celebra il 6 aprile, il Dipartimento Tutela delle Vittime di Fratelli d’Italia della Campania aderisce alla campagna di sensibilizzazione contro gli abusi sessuali sui minori promossa dal coordinamento nazionale”.

“Con abuso si intende qualunque comportamento orientato allo stimolo sessuale senza che ci sia il consenso della persona attenzionata. Nel caso in cui le persone coinvolte hanno un’età inferiore ai 16 anni, non contano né la volontà né il consenso: si tratta comunque di violenza sessuale. Gli  abusi sessuali sono numerosi e vanno dalle allusioni, dalle battute sul sesso fino alla violenza vera e propria. Vanno dal guardiano, che osserva le atlete mentre fanno la doccia, all’aiuto in allenamento, per il quale viene utilizzata una presa non necessaria tra le gambe.  Giovani allenatori che non sono ancora ben consapevoli del loro ruolo e della loro responsabilità, che non riescono ad evitare l’attrazione dei giovani atleti, o che fraintendono la debolezza degli atleti scambiandola per un invito sessuale. In questo caso possono verificarsi anche abusi di tipo omosessuale che coinvolgono sia ragazzi che ragazze.

La prevenzione in questi casi è molto importante ci sono ormai dei codici di comportamento nelle società sportive, lo posso testimoniare io stessa che ho un figlio che gioca in una squadra di calcio, che impone agli allenatori di non fare la doccia con i giocatori, di non stare con loro nello spogliatoio mentre si cambiano, di avere sempre affiancato un dirigente della società e quindi non rimanere mai da solo, di possedere  il patentino che indica comunque un percorso di studi e test specifici. Ma ancora molto più importante è l’informazione alle famiglie,  di vigilare sui comportamenti  dei figli, sui cambi di umore soprattutto quando si allenano o quando devono fare una partita o una gara, e squarciare quel velo di silenzio comprensibile, ma che non può non permettere di denunciare un abuso o peggio una violenza.

“Lo sport deve essere un momento di gioia, divertimento, passione, anche sacrificio, vittorie e sconfitte, ma non può e non deve diventare un incubo“. E’ quanto dichiara Carola Profeta Referente Provinciale del Dipartimento Tutela Vittime della Violenza Fratelli D’Italia Alleanza Nazionale PESCARA.

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