Trump fa bombardare la Siria. Così il Presidente perde punti.

Trump, che si era fatto apprezzare per tanti motivi, stanotte ha perso punti.

Principalmente, chi ha seguito il dibattito sulle elezioni statunitensi, aveva apprezzato, oltre al protezionismo ed alla fiducia nei mercati transatlantici che il tycoon riponeva, il modo in cui l’attuale presidente condannava le bufale e gli attacchi militari, specialmente quelli in Medio Oriente.

Ecco, un altro pro di Trump è quello di essere un uomo deciso, con un attitudine da vincente, descrivibile come il politico che non si perde in chiacchiere ma che la mattina si sveglia ed urla un nietzschiano: “Io voglio”.

Purtroppo, questo “Io voglio” si è trasformato in un’operazione sbagliata: il Potus, nella notte, ha diramato l’ordine di lanciare 60 missili da crociera da una nave militare che si trova nel Mediterraneo verso una base aerea siriana, quella da cui sarebbero partiti i velivoli che hanno sganciato le bombe su Idlib.

Operazione appoggiata dal segretario di Stato Rex Tillerson, che adesso vorrebbe la caduta di Assad.

Così, se il Presidente tanto condannava le “fake news”, è inciampato in malo modo in quella diffusa dal sedicente “Osservatorio Siriano sui diritti umani”, quell’agenzia di informazioni composta da un solo uomo con sede a Coventry e finanziata dall’UE.

L’uso, doloso o colposo, di un’arma chimica a Idlib c’è stato sicuramente, ma a giudicare dal raggio d’azione e dagli effetti notati sulle persone, è probabile che si sia verificato ciò che hanno diffuso i russi: l’aviazione siriana ha colpito un deposito di armi dei terroristi, contenente anche armi chimiche artigianali (con molta probabilità non si tratta nemmeno di sarin, forse di cloro).

Per dirvi, le bombe chimiche che noi sganciavamo più di 80 anni fa in Etiopia erano molto più potenti e con effetti ben più devastanti, quando addirittura all’epoca si usavano rudimentali bombe all’iprite.

Per Assad, comunque, non avrebbe avuto senso macchiarsi di un reato internazionale del genere, visto che ha le sorti della guerra tra le sue mani ed è prossimo a sconfiggere oppositori e terroristi che hanno generato l’anarchia nel suo paese.

Tutto ciò, ovviamente, fa rivedere il parere positivo che gli estimatori del tycoon riponevano su di lui: da anti-Obama a nuovo Obama in men che non si dica.

Questa situazione, ovviamente, avrà ulteriori ripercussioni sui rapporti tra USA e Russia: se in un primo momento si era fatto palese un accordo tra Trump e Putin, con molta probabilità ora ci sarà una chiusura dei rapporti tra le due potenze.

Sperando che, tutto ciò, non geli ancora di più i rapporti già instabili tra Washington e Mosca.

Manuel Di Pasquale

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