L’azione di Trump in Siria è da condannare, ma il cortocircuito mentale è dei detrattori, non dei sostenitori.

“Il cattivo critico critica il poeta, non la poesia”. Con questo richiamo a Ezra Pound, è possibile anticipare le prossime righe.

La notte tra il 6 e il 7 aprile il presidente statunitense Donald J. Trump ha annunciato di aver ordinato il lancio di missili verso una base aerea siriana. L’azione è stata condannata dagli extra-americani che avevano visto nel tycoon una speranza per la risoluzione del caos in Medio Oriente.

Ovviamente, le dinamiche che hanno portato a questa azione sono ancora confuse, anche se è passata quasi una settimana dall’inizio del dibattito: qual è la verità su Idlib? Non si riesce a capire, visto che alcuni sostengono che le armi chimiche fossero nella testata sganciata dall’aviazione siriana, altri invece nel deposito bellico dei terroristi e, quindi, azionate dal fuoco dell’esplosione.

Chiusa la parentesi sull’episodio, passiamo alla sostanza: alcuni “esperti” stanno deridendo i sostenitori di Trump che hanno condannato l’azione a stelle e strisce. Proprio per questo motivo ho deciso di aprire lo scritto con l’aforisma di Ezra Pound: qui si sta criticando la decisione presa dal Potus, non la persona.

Non c’è alcun cortocircuito tra i seguaci del leader repubblicano.

Trump si è dimostrato da subito una persona decisa, ma è caduto su una sciocchezza che è costata l’indietreggiamento dell’avanzata statale siriana, visto che sembrerebbe che Assad abbia la guerra in pugno, quindi un attentato del genere (lo sgancio di armi chimiche sui civili) non avrebbe alcun senso, se non quello di dichiarare un suicidio politico, poiché in questo modo si auto-bollerebbe come nemico dell’umanità.

Perciò, cari signori, voi che amate essere quelli che cercano il posto al sole stando sempre all’altro lato della barricata, dovete capire che la scelta di condannare l’attacco statunitense è legata al buonsenso, perché ad un certo punto chi vede il mondo per quello che è riesce a dare un giudizio e ad attuare una propria linea, mentre chi sa solo criticare è servo di un’idea illusoria che fa credere di essere sempre nel giusto.

Pur di aver da ridire sui vostri rivali, si arriva ad appoggiare una scelta criminale. Il cortocircuito mentale è vostro. La scelta degli estimatori di Trump di criticare il suo atto, quindi, ricade sulla “poesia”, mentre il vostro ricade sul “poeta” (o meglio, sui “poeti”).

Manuel Di Pasquale

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