In Siria vite in cambio di Interessi, il vero casus belli non è Assad

Non c’è scusa che regga di fronte a giovani corpi inermi su una terra lacerata, quanto è vero che la pietà è la più alta forma di pentimento, eppure, altrettanto vera e squallida è la presenza degli sciacalli sociali, coloro che, infondo, sotto il peso di quei corpi ci hanno sempre guadagnato.
Il classico gioco propagandistico firmato Occidente baciato da lacrime e parole struggenti, volti sconvolti di abili attori che, tutto quello che devono fare, è far commuovere le masse.
Ed è, questo, un gioco letale: trova il capro espiatorio delle lacrime e del dolore, annientalo nell’opinione pubblica e, appena possibile, eliminalo fisicamente giustificando il tutto con un dolore ben orchestrato.
Medio Oriente, Siria, teatro di orrore e morte dal 2011: ci dicono che tutto prese forma dopo delle proteste da parte di civili contro Bashar al-Assad, le proteste diventarono guerre civili, le guerre civili videro, poi, l’intervento dei diversi stati internazionali, una goccia d’olio allargata che, per umana coscienza, ha toccato tutti.
Ma non è così semplice come vuol esser fatto credere, abbiamo assistito ad accuse di ogni tipo senza mai riuscire a vedere le cose con chiarezza perché, come al solito, il vero casus belli è un altro.
Interesse. Denaro. Business.
Le terre mediorientali sono storicamente fonte di guadagno per l’Occidente, vuoi o non vuoi ammetterlo: la storia è dalla nostra.
Carta vincente segnata da una competizione globale per il controllo delle vie del gas, non importa il sangue versato per chi ha deciso di giocare:“Il fine giustifica i mezzi.”
In piano, per assecondare quei tre dogmi universali sopraccitati, c’erano quattro progetti:

Il primo è il South Stream, attraverso il Mar Nero e la Grecia; il risultato avrebbe garantito un rapporto più forte tra l’Europa e la Russia.
Venne bocciato da Bruxelles, sotto pressioni americane.
Il secondo è il Nabucco Pipeline, dal Caspio e attraverso Armenia e Turchia, definito insostenibile a causa di posizioni geografiche.
Il terzo è il Gasdotto Islamico, dal sud dell’Iran attraverso Iraq e Siria.
Il quarto è il Gasdotto Qatar-Turchia, attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia, in grado di raccordarsi con il Nabucco.

Puntualizziamo degli aspetti: il gasdotto Nabucco Pipeline affinché possa essere realizzato necessita del gasdotto Qatar-Turchia, sempre sotto guida USA, vero interesse: controllo americano diretto su una fondamentale via di comunicazione per l’Europa.

Ma a chi conviene cosa? Per la Turchia vale il gasdotto Qatar-Turchia, l’Iraq invece gioverebbe della realizzazione del Gasdotto Islamico.
Bashar al-Assad, l’uomo che ha contro tra le tante forze internazionali anche il Qatar e la Turchia, a cavallo del 2010 boccia fermamente il progetto del gasdotto Qatar-Turchia (che prevedeva un passaggio sul territorio siriano), e tale rifiuto ad un progetto che avrebbe garantito ai tre dogmi universali di funzionare, è già un punto di partenza per capire il vero casus belli siriano, non domandiamoci dunque se si vuole sovvertire o meno Assad, chiediamoci per quale ragione.
Tra i diversi oppositori al regime c’è anche il cosiddetto Esercito Libero Siriano che, va sottolineato, appoggia il gruppo jihadista Al-Nusra, inoltre i ribelli sono accusati di detenzioni illegittime, torture e atti contro l’umanità, per non parlare del tanto discusso delle armi chimiche.
Parliamoci chiaro: nessuno tenta di osannare Bashar al-Assad, ma è chiaro che tutti vogliano semplicemente demonizzarlo dando pieno sostegno a organismi alquanto discutibili che, tra i tanti crimini, sono macchiati di atroci atti contro il popolo siriano.
Tutte le informazioni che l’Occidente riceve sul conflitto siriano provengono dagli Elmetti Bianchi, una grandissima montatura accusata di avere legami con gruppi jihadisti oltre che di diffondere in rete filmati falsi o appartenenti a conflitti precedenti, il tutto per suscitare nelle masse indignazione e rabbia, capro espiatorio Bashar al-Assad, tutti gli altri sono santi: ma noi non ci crediamo.
Altro organismo è l’Osservatorio Siriano per i diritti umani che, ironicamente, ha sede a Londra ed è gestito da un unico uomo: Rami Abdulrahman, di fede sunnita e oppositore ad Assad.
Comprendiamo, quindi, quanto valgano davvero le informazioni che riceviamo e i video che troviamo diffusi con gran facilità in rete, un grande filosofo diceva che “la verità sta nell’intero” ed in Siria non ce la stanno raccontando tutta.
Ma chi paga davvero la prostrazione ai tre dogmi, Interesse, Denaro e Business, sono i cittadini siriani: uomini, donne e bambini senza più una terra, vittime di soprusi e di città distrutte, una popolazione che merita di poter vivere nel proprio suolo senza essere costretta a viaggi pericolosi alla ricerca di nazioni dove non si sentiranno mai a casa, perché il vero artefice è lo stesso che ha trovato nella miseria di questa gente una fortuna, gli sciacalli sociali che vestono di sguardi buoni e gentili facendosi promotori dell’umana coscienza.
Eppure quanto guadagno sotto quei corpi morti, quanto può valere una vita di chi non si conosce, quanto può essere semplice affidarsi al teatro fingendo di essere persone migliori, la Siria è stanca ma nessuno ha intenzione di farsi vincere dagli sciacalli sociali, verrà un giorno la giustizia per tutti loro.

Vanessa Combattelli

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