Non solo l’integrazione: in Francia è fallito completamente il sistema.

Ieri sera, a Parigi, ha avuto, sfortunamente, luogo l’ennesimo attentato di matrice terrorista islamica. A rimetterci le penne è stato un povero poliziotto, mentre uno dei due schifosi terroristi è stato crivellato dai colpi degli agenti, però l’altro è riuscito a fuggire.

Il killer si chiama Karim Cheurfi, classico francofono proveniente dalle ex-colonie, di nazionalità belga, già schedato e segnato da tempo come radicalizzato, ma qualcuno, per quella fregatura dei diritti umani, si oppone all’arresto preventivo di coloro che stanno pianificando le stragi, quindi dando loro tacito consenso criminale.

In questi paesi (Francia e Belgio) stiamo assistendo al fallimento non solo dell’integrazione, ma del sistema in generale: un inserimento sociale che non vi è mai stato, stranieri cittadini locali di “seconda generazione” che non hanno mai nutrito l’amore per la patria, del paese in cui sono nati e cresciuti, ma hanno approfittato del buonismo dilagante per instaurare un nuovo tipo di guerra. Questa guerra non è combattuta da eserciti, ma da “cittadini regolari”, coloro che hanno sempre disprezzato la terra che ospita le loro famiglie da almeno 50 anni.

Questa feccia, per non usare altri termini più volgari, non attacca obiettivi militari, bensì i civili, per innescare il regime del terrore, perché vogliono farci vivere insicuri a casa nostra.

L’educazione civica oramai non basta più, questa gente non si fermerà perché invasata da pseudo-teorie propagandistiche di chi ha semplice sete di potere da un lato (i movimenti islamisti) e da chi continua a tollerare le loro porcate dall’altro (indovinate un po’ chi).

Un’informazione cieca, visto che tutti adesso pensano alla “botta di culo della Le Pen a ridosso delle elezioni”, ma nessuno guarda alla sostanza dei fatti: in Europa non governano i populisti (quelli che tutti considerano un pericolo) ma quei partiti che hanno sempre pensato ai loro interessi, parlando di pace ma pensando ai loro tornaconti prima del benessere popolare, facendo vivere in costante guerra le classi più umili, che devono rompersi la schiena per un pezzo di pane.

In conclusione, sulla questione riferita all’inizio (la mancata integrazione e il non voler identificarsi come cittadini di quella nazione), per capire il problema odierno si potrebbe citare Leopardi: “Quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo. L’amor patrio di Roma, divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto”; è questo quello che il nostro continente, con le folli politiche dell’UE, sta diventando: un ritrovo di gente senza identità e senza radici, senza conoscenza della propria storia e senza amor di patria.

Manuel Di Pasquale

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