L’altra faccia del 25 aprile

Il 25 Aprile è, in Italia, festa nazionale, poiché segna per noi la fine della seconda guerra mondiale. Però il 25 aprile ebbe un lato oscuro nascosto fino al 2003, quando il giornalista piemontese Giampaolo Pansa pubblicò “Il Sangue dei Vinti” dove racconta gli scempi e le stragi commesse dai partigiani dopo la fine della guerra, precisamente in una zona dell’Emilia Romagna tra le provincie di Bologna, Reggio Emilia e Ferrara, che venne successivamente denominata “il triangolo della morte”.

Pansa, dopo il successo del libro, fu accusato di revisionismo storico dai centri sociali e dal gruppo parlamentare di “Rifondazione Comunista”, ma le accuse furono del tutto infondate.

Nel libro Pansa racconta di processi sommari a fascisti o presunti tali, fatti di rancori e vendette personali, così come, a volte, con il semplice delirio di onnipotenza dei partigiani comunisti, hanno prodotto un abisso di orrore sui cittadini inermi dei nostri territori, compiendo vere e proprie stragi a guerra già finita.

Lo scopo non è quello di alimentare l’odio verso coloro che si sono macchiati di tali nefandezze, ma quello di restituire alla verità storica la giusta dimensione della realtà che i comunisti hanno tentato di nascondere per decenni, poiché non vi siano morti di “Serie A” e morti di “Serie B”.

Isacco Mantovani di Pietro, nato a Baricella 26/08/1903, ne fu trovata la salma in una fossa comune a Marrana (FE) il 23/05/1945. Da un primo esame del corpo risultò evidente che era stato torturato.

Don Corrado Bortolini, nato a Minerbio il 27/08/1892, ex parroco di Santa Maria in Duno (Bentivoglio): il 1° marzo 1945 i partigiani irruppero nella canonica e, dopo aver rubato orologi, scarpe, stoffe, portafogli e un prosciutto, sequestrarono lui ed il fratello Ettore. Don Corrado fu castrato, come un qualsiasi animale da macello, da una donna partigiana, in pubblico, poi fu trascinato con un camioncino per oltre un chilometro, e infine fu impiccato ad un albero. La salma non è mai stata ritrovata.

La storia di Don Corrado ci è stata raccontata dalla testimonianza di Don Silvano Stanzani, che assistette inerme alla morte del collega.

L’eccidio di Argelato(BO), compiuto dai partigiani comunisti a guerra finita, tra l’8 e l’11 maggio 1945, in cui furono torturate, seviziate e uccise 17 persone tra cui i 7 fratelli Govoni, sequestrati a Pieve di Cento e la famiglia Costa di San Pietro in Casale.

Alcuni anni dopo, nel 1949, Caterina Govoni, la mamma dei fratelli, allora 80 enne, si imbattè in un partigiano del luogo, tale Filippo Lanzoni, che si era vantato di saperla lunga a proposito del massacro, e gli chiese quindi, supplicandolo, di rivelarle dove fossero sepolti i suoi figlioli.

Il Lanzoni, “eroico partigiano”, le rispose testualmente: “Vuoi trovarli?  Ti procuri un cane da tartufi.”

Non contento della risposta Lanzoni le aizzò contro due donne comuniste, che si lanciarono su di lei e la picchiarono a sangue.

Pare che gli uccisi dopo il 21 aprile 1945 nel bolognese ammontino a 773 dei quali 334 erano comuni civili, fra cui 42 donne.

La vigliaccheria comunista si è poi palesata anche a causa dell’intervento di Togliatti che, grazie alla sua posizione di Ministro della Giustizia, stabilì l’amnistia per tutti i delitti commessi in azioni configurabili, anche dopo il 25 aprile, come militari.

La tendenza della Magistratura, nel giudicare i responsabili degli eccidi partigiani, andò quindi in questa direzione, amnistiando i feroci assassini comunisti, lordi del sangue di centinaia di vittime innocenti.

Per ultimo, non in ordine d’importanza, ricordiamo “lo scempio di Piazzale Loreto” dove i partigiani della brigata Garibaldi esposero il corpo inerme del Duce e vi scaricano contro qualsiasi tipo di fluido corporeo, senza dimenticare che il sogno dei partigiani non era quello di liberare l’Italia dalle truppe Nazi-Fasciste ma di fare diventare l’Italia uno stato satellite della “grande madre Rossa”.

Il 25 aprile non dovrebbe essere un giorno di festa ma un giorno di lutto.

Michelangelo Messina

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