Rapporto coop, ong e scafisti: business criminale?

In questi giorni si è animata la discussione relativa ai rapporti tra ONG e scafisti.

Già da tempo in molti denunciano un business criminale dietro all’idea dell’accoglienza, cosa che sembra essere sempre più provata.

Gli accanimenti più spinti sono contro il procuratore di Catania Zuccaro, che aveva denunciato un potenziale (ma ne siamo tutti convinti da un paio d’anni) legame tra le organizzazioni non governative e gli scafisti.

Altri attacchi prorompenti sono contro il blogger Luca Donadel, ragazzo che ha avuto il coraggio di tracciare il percorso delle navi da salvataggio, visto che i media nostrani sono soliti dichiarare che queste operazioni (SAR) avvengono nel Canale di Sicilia quando in realtà vengono effettuate a pochi chilometri dalle coste libiche.

Così, a difendere apologeticamente le categorie indagate ci sono le associazioni cattoliche e di volontariato, come se si sentissero minacciate in prima linea (qualcosa da nascondere?).

Da molto tempo è nota la situazione: scafisti -> ONG -> coop.

Dietro l’accoglienza, come detto all’inizio, si nasconde un vero e proprio business, e non sono solo suggestioni di un blogger, ma una storia provata da illustri giornalisti come Mario Giordano.

Come funziona? Le coop, come scrissi qualche tempo fa, ricevono €35 al giorno per immigrato, ma non sempre li rinvestono tutti: spesso trattengono nelle proprie tasche cifre tra i 15 e i 20€ per immigrato. Ciò poi va moltiplicato per 30 (la media dei giorni mensili) e infine per il numero dei migranti in mantenimento.

Le più piccole, quindi, riescono a trattenere in media almeno 20.000€ al mese, quelle più grandi fino a 500.000€. Un esempio: una coop gestisce 200 richiedenti asilo, moltiplichiamo per una media di 15€ al giorno intascato per immigrato e moltiplichiamo per 30 (i giorni di un mese). Dal calcolo viene fuori 30.000€. Ora, pensiamo alle cooperative che hanno in affido 2000 migranti: qui parliamo di 300.000€ intascati illegalmente ogni mese.

Ricordiamo, inoltre, che il nostro legislatore ha voluto tutelare questi enti bocciando la legge che prevedeva la massima trasparenza nei bilanci delle organizzazioni non governative e delle cooperative con finalità di accoglienza dei rifugiati, perciò questi signori potranno continuare a gestire nell’ombra migliaia (se non milioni) di euro.

Da qui, proseguiamo: ci sarà sicuramente un legame tra coop e ong. Molte coop, con tanta probabilità, pagheranno alcune ong per assicurarsi che i migranti arrivino a destinazione, come se fossero merci. Questa è una supposizione, ma non infondata: più migranti arrivano nel nostro territorio, più finanziamenti ci sono per le cooperative.

Infine, arriviamo al legame portato alla luce dal procuratore Zuccaro: gli scafisti ricevono fondi illeciti dalle ong?

Come dimostrato da Donadel nel video “La verità sui migranti”, molte navi da soccorso hanno allargato il loro raggio d’azione, spingendosi non solo oltre le nostre acque territoriali, non solo in quelle maltesi, ma addirittura sino a pochi chilometri dalle coste libiche.

Visto che questi salvataggi avvengono frequentemente in quelle zone, il dubbio sorge spontaneo: gli scafisti, pagati dalle ong, dicono a queste ultime di andare a prendere le persone in quelle determinate zone?

Adesso, qualche malpensante parlerà di razzismo, ma il vero razzismo, qui, lo porta avanti chi, mascherandosi da benefattore, tratta delle persone come se fossero merce, favorendo tratte di esseri umani e alimentando il mercato dello schiavismo.

Sperando che, coloro che apologeticamente difendono questo business, un giorno possano aprire gli occhi.

Manuel Di Pasquale

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *