Avete ucciso anche dei bambini, nessun perdono per voi, bestie

Saffie Rose Roussos , 8 anni, tra le vittime

Salman Abedi, 23 anni, il codardo mezzo bestia che ieri si è fatto saltare in aria facendo morire con sè 22 persone, in prevalenza vittime giovanissime: la più piccola, Saffie Rose Roussos, aveva 8 anni.
L’immigrato di seconda generazione, l’inglese, il terrorista, il lupo solitario… questo Salman viene apostrofato in diversi modi ma mai in quello che più gli compete: il fallimento di un’integrazione esasperata, l’odio nei confronti degli occidentali, un malato perfettamente lucido: quando ti fai saltare in aria lo scegli, sai a cosa vai incontro, giustifichi il tuo atto di odio con un “Allah Akbar”, eppure feccia sei, feccia resti.
Siamo stanchi, terribilmente stanchi, del buonismo che tuona tra le pareti del web.
Non ci va bene, non sopportiamo questo mercificare su giovani corpi già freddi di morte, i vostri gessetti colorati non portano alcuna rassicurazione a nuove famiglie lacerate.
Troppo semplice dire che Salman era “mentalmente instabile”, che comoda la strada della giustificazione con la follia, allo stesso livello dei camion contro Nizza e Berlino.
A questa e continua serie di bestialità non possiamo rispondere porgendo l’altra guancia né regalando fiori, evidentemente qualcosa in tutto il processo di integrazione è saltato, questa esasperata omologazione anziché favorire una coesistenza felice ha portato ad una prevaricazione malata, bestiale e crudele.
Perché un uomo del ventunesimo secolo deve sentirsi compromesso a comportarsi da occidentale, per quale ragione dobbiamo adeguarci e rinunciare alle nostre libertà?
In nome di cosa?
Quando si parla di multiculturalismo sfrenato difendendolo, bisognerebbe farsi un giro per le periferie delle grandi città, si comprenderebbe cosa significa far coesistere due realtà eterogenee ed inconciliabili, un universo dove per la donna non c’è alcun rispetto, dove bisogna nascondere i propri capelli con un velo e il proprio corpo con un burkini.
Per quale ragione noi, occidentali del ventunesimo secolo, dopo aver combattuto per la nostra libertà dobbiamo adeguarci a questo modo di vivere?
Perché la vera ragione che si nasconde dietro questa sistematica linea di attacchi è quella di limitare sempre più la libertà dell’uomo, diventiamo condizionati nelle nostre scelte, che sia un semplice viaggio o un concerto.
Ebbene, da una parte vadano i buonisti che questo adeguamento lo vogliono, dall’altra ci siamo noi, terribilmente stanchi, che combattiamo per ciò che siamo e vogliamo continuare ad essere.

Vanessa Combattelli

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