Come Dante insegna ad uscire dai periodi bui della propria vita

Genio ed errante, la figura storica e a tratti leggendaria di Dante Alighieri riesce a parlarci attraverso le sue parole, spazza il tempo, esce dalle righe e ci insegna, ci fa capire.
La Vita Nova, l’inizio del poeta, le poesie che lo legano ancora alla corrente stilnovistica, dedicate tutte ad una donna che ha le parvenze d’angelo per il poeta, bellissima, onesta e pura, il Dante giovane venera questa Beatrice Portinari (o almeno e probabile che sia lei) conosciuta quando era solo un fanciullo, così l’uomo si sente trasportato dalla purezza della donna e noi lettori riusciamo a sentire ogni ardore, ogni passione, sfuggire tra le righe e raggiungere il cuore, per un momento dimentichiamo la nostra presenza e ci lasciamo andare ai racconti suggestivi e pieni d’amore del poeta, affascinati da tanta fede e bontà d’animo.
Il Convivio è, probabilmente, l’opera più inaspettata da parte dello scrittore, difatti è scritta in lingua volgare per permettere a chiunque di leggerla, diventa accessibile a più persone, il significato del nome dell’opera è “banchetto”, in questo caso un vero e proprio banchetto a base di cultura, si potrebbe affermare che Alighieri sia stato uno dei primi a preoccuparsi del linguaggio e della comunicazione ai suoi tempi.
Non a caso il De vulgari eloquentia ribadirà le sue intenzioni, Alighieri argomenterà attraverso questo trattato scritto invece in lingua latina (perché suo scopo era rivolgersi ai dotti dell’epoca) le caratteristiche del volgare illustre, le norme e i canoni d’uso di questo volgare, un vero e proprio manuale.
L’intellettuale si occuperà anche di politica, come abbiamo potuto visionare dalle sue diverse cariche e dall’esilio che lo vedrà protagonista esattamente perché le sue idee politiche non convergevano con quelle del simoniaco Papa, “De monarchia” è esattamente un trattato politico che argomenta invece il potere temporale e quello eterno, Imperatore e Papa, la teoria dei due Soli e spiega che le cariche devono occuparsi delle proprie responsabilità anziché cercare l’uno di far dispetto all’altro, basta ricordare lo scandalo del vescovo-conte, una carica ibrida litigata dai due poteri.
Ma il Dante che conosciamo, vedrà un momento di declino nella sua vita, esattamente come nella vita di ogni singolo uomo, a morire è la sua Beatrice, la musa ispiratrice delle sue bellissime poesie, il suo amore segreto, puro e drammatico.
La sua morte fa morire anche il poeta, o perlomeno a morire è la sua anima, cupa e piena di risentimento sul destino dell’amata.
Dante si lascerà andare, peccherà, giorno dopo giorno, dinanzi a lui vi è solo l’oscurità dettata da un’esistenza priva di ogni pulsazione positiva, si sentirà imprigionato in una vita dove riceve tantissimi meriti per il suo talento, ma non vedrà più amore, non sentirà l’amore, e sarà esattamente questo a farlo perdere.
Ed è, però, esattamente questo che lo condurrà al successo, sia spirituale che temporale, Dante si rialzerà, uscirà dalla sua selva oscura e ritroverà la sua anima, una ragione per lottare, il poeta rappresenta (metaforicamente parlando) una lezione per tutti noi, dobbiamo essere in grado di uscire dai nostri momenti bui e utilizzare il talento che Dio ci ha donato per fare della nostra vita un’opera d’arte, e solo così andremo a riveder le stelle dimenticate, insabbiate dalle cose tristi e crudeli del mondo.

Vanessa Combattelli

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