Muore Pelosi portandosi via la verità sul delitto di Pier Paolo Pasolini

DI VANESSA COMBATTELLI – Muore Pino Pelosi, si spegne il ragazzo di vita, e porta con lui anche la verità sul delitto di Pier Paolo Pasolini.
Oggi resta nell’aria l’amarezza di tante parole non dette, chiedersi ancora cosa sia successo quella notte, pensare a Pasolini disteso a terra, coperto di sangue e ferito.
Nuca, addome, petto.
Restano le immagini in bianco e nero dei quotidiani durante i primi giorni.
Resta il ricordo di quei ragazzi delle borgate, gli stessi descritti con tanto affetto dall’intellettuale, indagati.
Le riprese dell’epoca mostrano un Pelosi spavaldo, un ragazzo dall’aspetto semplice che rivendica a sé un crimine così violento.
Lo si sente nella voce da quasi uomo, con il romanesco nella bocca e i capelli disordinati.
Sono passati 42 anni da quella notte, Pasolini morto, il suo verbo ancora pulsante.
Pelosi diventa uomo, viene condannato, ogni tanto fa qualche dichiarazione, sembra mantenere sempre quell’atteggiamento da ragazzo di borgate.
Poi si ammala, sa che deve morire, sa che porterà per sempre il segreto di quella fredda notte nella tomba, e lo fa.
Pelosi muore il 20 luglio 2017, dopo quattro decenni va via colui che sapeva, eppure non ha mai fatto nulla per proteggersi.
Di Pasolini oggi ci restano le profonde poesie, la genialità mista alla tragedia nelle sue opere cinematografiche, il violento Ragazzi di Vita, romanzo che portò l’intellettuale alla ribalta diventando un vero e proprio punto di riferimento nella letteratura italiana.
Ci restano i suoi interventi, la sua obiettività politica, quell’essere un profeta e testimone diretto della trasformazione antropologica del popolo italiano in massa.
Simili accortezze non muoiono mai, la carne diventa polvere, ma il testamento spirituale che lascia è per sempre.
Così il verbo di Pasolini rimbomba tutt’oggi, e persino chi lo odia non può non ammirarlo, perché anche se la verità è morta oggi con Pelosi, Pasolini non morirà questa notte.

 

 

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