Trattativa Stato-ONG: come cambiano i tempi…

di Manuel Di Pasquale.

Spesso urliamo al fatto che in Italia manchi un politico di spicco che batta i pugni sul tavolo quando ve n’è il bisogno.

A Bruxelles ci spernacchiano e noi torniamo a chiedere loro aiuto ogni volta, ricevendo mezze risposte se va bene, altrimenti picche.

Il problema ancora più grave è che non riusciamo nemmeno a far rispettare le leggi alle ONG operanti nel Mediterraneo, che sconfinano all’interno dei nostri confini come se nulla fosse.

Il nostro Governo, invece di imporre il proprio volere e far capire chi esercita la sovranità, ha cercato un’improbabile trattativa con le principali ONG. Ovviamente, quest’ultime, hanno rifiutato, rimandando perciò la proposta di un nuovo codice.

Nella proposta vi era l’obbligo di portare a bordo delle navi delle ONG almeno un’ufficiale delle forze dell’ordine italiane e il divieto assoluto di trasbordo delle persone soccorse in mare da una nave ad un’altra.

Perché le ONG hanno rifiutato? Semplice: negli ultimi giorni, chi ha avuto l’opportunità di usufruire di Marine Traffic ha avuto modo di notare come molte navi vadano a raccattare i barconi di migranti entro le 12 miglia nautiche dalla costa libica, sconfinando nelle acque territoriali di un altro Stato.

Se avessero accettato, cosa sarebbe successo? Semplicemente, avrebbero dovuto portare i soccorsi in altri porti, e non fare più da spola tra Mar Libico ed i porti siciliani. Questo, di conseguenza, avrebbe intaccato persino il budget delle cooperative che operano nell’accoglienza.

Oramai non ci sono più scuse, visto che molte persone stanno capendo il perché di tutto ciò: un business milionario portato avanti tra più parti. In tutto questo, la spesa per l’accoglienza dei “migranti” ha superato i 4 miliardi di euro, soldi provenienti dalle nostre tasche, quando l’UE ci manda solo 100 milioni.

Ultimo aggiornamento: pare che domani vi sia la firma delle parti per questo codice etico. Molte ONG, ovviamente, hanno già risposto negativamente.

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