La galassia italiana di Soros: i rapporti con la Federazione Arci.

di Manuel Di Pasquale.

Nuovo capitolo riguardante la rubrica sulle collaborazione tra la Open Society Foundations di George Soros e le associazioni italiane.

Questa volta è il turno dell’ARCI. Solamente qualche giorno fa ho parlato del rapporto che corre tra l’Arcigay e la OSF. L’Arcigay è una delle varie associazioni comprese nella Federazione ARCI.

Dopo nuove ricerche, quindi, sono risalito ai dati che coinvolgono il rapporto diretto tra l’ARCI e la fondazione di Soros.

Nel sito dell’ARCI la pubblicazione dei bilanci è un po’ datata, visto che l’ultimo bilancio consuntivo risale al 2015, mentre quello di missione al 2014.

Nel bilancio consuntivo del 2015 vi è una semplice tabella che riassume ricavi e costi, confermando un bilancio in pari (ricordiamo che queste non sono società di capitali, quindi non possono chiudere l’esercizio finanziario in attivo).

Bilancio consuntivo Arci 2015

Per trovare nuove prove, perciò, esaminiamo il bilancio di missione del 2014: una sorta di libretto digitale in cui viene riassunto tutto, dalle iniziative della federazione sino ai finanziatori.

A pagina 44, finalmente, troviamo il nome che stavamo cercando. Non una, non due ma ben tre volte.

Il documento, ovviamente, è un po’ datato, ed è molto difficile capire l’entità del finanziamento. Essendo tre progetti, la quota beneficiaria è ipotizzabile in almeno 50.000€.

Ovviamente, vi è la solita tipologia di progetti finanziati dalla OSF: immigrazione e asilo.

Il progetto “Monitoraggio delle politiche di esternalizzazione sull’immigrazione”, inoltre, rientra nel quadro di attività svolte da altre associazioni europee e mediterranee quali Migreurop, Euromed Rights e Solidar. L’ARCI, in quest’ottica, va a collaborare con queste. Guarda caso, anche in queste c’è lo zampino della OSF, che contribuisce a finanziare i progetti relativi alla salvaguardia dei “migranti”.

Ricordiamo, inoltre, che tra profughi e migranti vi è una differenza sostanziale: solo una piccola percentuale degli sbarcati in Italia sono profughi, ovvero coloro che hanno diritto all’asilo politico perché provenienti da zone di guerra o perseguitati dai governi dei loro paesi di origine, mentre i “migranti”, nella realtà, sono i classici clandestini, cioè coloro che arrivano in Italia senza aver diritto di asilo e quindi rimangono tra i nostri confini senza alcun permesso di soggiorno, per poi andare a svolgere lavori in nero a quattro soldi, come quelli nei campi, dove percepiscono al massimo 2€ all’ora. La tratta di clandestini è mirata a destabilizzare interi Stati, ripercuotendosi sulle fasce più deboli della popolazione: quel proletariato che al giorno d’oggi arreca disgusto ad una certa sinistra radical chic di cui quest’ultima, invece di prendere le difese degli operai, vorrebbe addirittura l’abolizione del suffragio di alcuni lavoratori perché ritenuti razzisti. Quest’ondata di spostamenti, accompagnata dall’abrogazione di alcuni diritti come l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ha un suo scopo: abbassare i salari dei lavoratori per arricchire ulteriormente le tasche dei grandi capitalisti. Soros, ovviamente, rientra tra questi miliardari.

La questione, quindi, ruota attorno al fatto che vi è un meccanismo ben oliato che prevede un ulteriore aumento della povertà tra i nostri connazionali. Noi non ce l’abbiamo con i “migranti” in quanto stranieri, anzi, le nostre critiche piovono su coloro che alimentano questa tratta, perché è una teoria da cavallo di Troia dove, aumentando l’accoglienza di queste persone, rischiamo di perdere quel poco di Stato sociale che ci rimane.

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