Perché i radical chic amano Che Guevara?

di Manuel Di Pasquale.

Le nostre epoche sono state segnate da un forte revisionismo adoperato egregiamente dalle penne dei vincitori. Ogni volta che viene scoperta una nuova fonte, magari che dia anche lontanamente ragione ai vinti, essa viene subito messa al bando, perché non sia mai che inizino a cadere le certezze dei “giusti”.

Intanto, è bene porre le basi sul binomio storia-politica: sono due termini che si sposano. Ad esempio, anche parlare delle gesta di Giulio Cesare in Gallia è fare politica.

Il periodo storico più dibattuto, nonostante sia quello di cui, in teoria, si dovrebbero avere più fonti, è il XX secolo. Esattamente, poiché la narrazione storica degli eventi del secolo scorso è dettata puramente da valori propagandistici: meglio dare qualsiasi tipo di colpa ai vinti, piuttosto che cercare di commentare le schifezze commesse dai vincitori. Potrei parlare del Trattato di Versailles del 1919, ma non voglio dilungarmi su un altro argomento.

Il tema, o meglio, il personaggio di cui parleremo nelle prossime righe è Ernesto “Che” Guevara. Il Che è un personaggio storico che non ha bisogno di presentazioni, poiché bastano gli slogan “Hasta la victoria siempre” e “Patria o muerte” per descriverlo. Egli era un guerrigliero, rivoluzionario, scrittore e medico argentino. Nonostante la sua nazionalità, fu una delle figure principali della rivoluzione cubana.

Quel che sappiamo di Che Guevara è che era contro la borghesia, atteggiamento tipico dei militanti dell’estrema sinistra. Fin quando il suo valore rimane circoscritto ai movimenti comunisti non si pone alcun problema, anzi, per le sue idee e per la sua vita è visto di buon occhio persino da alcuni movimenti di destra, grazie al suo fare nazionalista, visto che, ad esempio, la destra sociale pone le sue basi sul socialismo rivoluzionario.

Il problema, quindi, dove sorge? Che Guevara, al giorno d’oggi, è idolatrato da una certa sinistra “medio progressista”, quella che viene definita radical chic. Infatti, quelli che appartengono a questa corrente pongono le basi della loro ideologia sull’accoglienza indiscriminata, sulla lotta all’omofobia e, infine, ad una marcata posizione globalista.

Che Guevara non era gay-friendly, era ultra-nazionalista e, infine, covava ostilità verso altre razze ed etnie.

Per quanto riguarda gli omosessuali, Guevara nutriva un incredibile disprezzo per questi, visto che considerava l’omosessualità una malattia ed una devianza psicologica tipica dei borghesi. Per questi motivi, Guevara fece internare decine di migliaia di omosessuali in campi di concentramento, poiché visti in maniera ostile dal regime cubano, a causa dei motivi scritti poco sopra. Con il lavoro forzato e dure prove fisiche, si credeva che gli omosessuali potessero acquisire mascolinità e quindi diventare etero.

Sebbene fosse argentino e non cubano, il Che era un rivoluzionario nazionalista: rivoluzioni in ogni dove, a patto che i cittadini rimanessero nei loro paesi. Le lotte al colonialismo ed al mondo dei due blocchi lo spinsero a diventare un uomo ricercato dai servizi segreti statunitensi, poiché Guevara parteggiava per i rossi. Il fatto di stare “ognuno al proprio posto”, significava che nei vari paesi non vi era bisogno di accoglienza, come si dice oggi: per Che Guevara non vi erano idee di società multietnica o di meticciato, ma di tanti socialismi nazionali, dove ogni persona doveva conservare la propria identità, come a Cuba o in Bolivia.

Proseguendo, da molti scritti e da molte testimonianze, è possibile ravvisare una certa xenofobia presente nella mente di Guevara. Nei suoi Diari della Motocicletta, egli descrisse così i neri: “”i neri quei magnifici esempi della razza africana, che hanno conservato la loro purezza razziale grazie alla scarsa affinità col lavarsi, hanno visto i loro territori invasi da un nuovo tipo di schiavi: i portoghesi” e “il nero è indolente e sognatore, spende il suo magro salario in frivolezze o bevande, l’europeo ha una tradizione di lavoro e risparmio che lo ha portato fino a quest’angolo di America e lo porta a migliorare se stesso, anche indipendentemente dalle sue stesse aspirazioni individuali”. Sempre sulla stessa falsariga, etichettò i messicani come “banda di analfabeti indiani”. Altre testimonianze di questo disprezzo sono riferite da Miguel Sanchez. Altre fonti (quest’ultima da controllare) dicono che il Che era solito sbeffeggiare e schiaffeggiare i ragazzini cubani neri.

Un’altra contraddizione, poi, che viene fuori dalla figura di Guevara, era la lotta al capitalismo col Rolex al polso.

Scritto questo, passiamo alle riflessioni: come è possibile che la sinistra radical chic veda in Guevara l’uomo simbolo delle loro battaglie? La risposta forse è semplice: Che Guevara, al giorno d’oggi, non è un personaggio storico, ma un brand. Per molti è bello farsi i fighi con la maglietta o con l’accendino del Che annientando così i suoi ideali.

La mistificazione della storia, questo è il cardine. Che Guevara è morto nel ’67 e, per coincidenza del destino, nel ’68 sono iniziati i cortei farsa, quelli che hanno permesso di stravolgere l’immagine della sinistra di allora. Dalla fine degli anni sessanta è nata una sinistra diversa, che aveva dato un secco taglio alle radici del passato. La nascita dell’eurocomunismo, un’ideale che fino a qualche anno prima era estraneo alla falce e martello.

Perciò, per fare in modo che dilagasse questa nuova idea, chi bisogna prendere come esempio? Un rivoluzionario, ed in questo caso la vittima è stata Che Guevara. Con il tempo si è riscritto tutto, modificando a proprio piacimento gli ideali del guerrigliero argentino.

Un’incompatibilità che ha raggiunto il massimo storico negli anni 2010: Che Guevara erto a simbolo di movimenti gay-friendly e globalisti. La missione, perciò, è stata facile: prendere un personaggio che è vissuto dall’altra parte del mondo e revisionarlo sotto ogni aspetto, poiché chi vuoi che vada a controllare le fonti. Meglio creare un mito ex-novo piuttosto che farne vivere uno: richiederebbe troppo tempo.

Di qui, un grande inganno, costruito proprio sul binomio storia-politica: strumentalizzare un personaggio per farlo diventare il proprio idolo.

In conclusione, cito quella classica frase che alcuni ragazzini dicono a qualsiasi persona che tende a destra: “se ci fosse Mussolini voi sareste i primi a finire al confino”. Bene, ma se ci fosse il vostro idolo Che Guevara di sicuro egli non vi darebbe carezze. Ma del resto, cosa possiamo aspettarci da coloro che hanno inventato migliaia di bufale su Gabriele D’Annunzio, eroe nazionale che fu definito come “unico rivoluzionario in Italia” da Lenin.

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