Il silenzio di Laura Boldrini sullo stupro di Rimini

di Vanessa Combattelli

Sono stati diversi gli italiani ad attendere una dichiarazione di Laura Boldrini in merito allo stupro della ragazza polacca, ma molti di loro non parlano di una vera e propria attesa di posizione, bensì una riconferma della partigianeria che avvolge gran parte delle cariche istituzionali.
Laura Boldrini è la stessa che un anno fa, insieme alla collega di governo Maria Elena Boschi, prendeva parte ai funerali di Emmanuel Chidi Namdi, per sostenere moralmente sua moglie, la medesima che dichiarò del falso in merito alle vicende che videro coinvolto anche l’ultra’ di estrema destra Amedeo Mancini.
Si fa riferimento a questo episodio, apparentemente scollegato dal resto del discorso, per mettere in risalto l’ovvia evidenzia: perché tanto baccano quando si può cavalcare l’onda del razzismo estremo e tanto silenzio quando si è a parti inverse?
L’Italia sta realizzando la difficoltà di gestire questi continui flussi migratori, e soprattutto diventa ancor più ingestibile l’integrazione di quest’ultimi.
Tant’è che basta leggere il commento lasciato da Abid Jee, mediatore culturale per gli immigrati, in riferimento alla violenza sessuale di Rimini: “Lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma e si gode come un normale rapporto sessuale.”
Insomma, un mediatore culturale che lavora per una delle tante coop presenti nel territorio nazionale, ci si chiede esattamente con quale criterio vengano assunti determinate teste non-pensanti.
Il commento di Jee è un vero e proprio inno allo stupro, una violenza verbale (e successivamente fisica) contro le Donne.
Perciò come mai Laura Boldrini, la quale tanto ama farsi promotrice di un Femminismo 2.0, non esprime la sua indignazione come di solito farebbe?
Evidentemente questo mediatore culturale non è abbastanza bianco, in qualche modo il razzismo c’entra sempre.
E’ dunque la partigianeria di queste cariche a mettere in risalto un’Italia divisa a metà, manca quella tanto santa e riconosciuta obiettività che in politica -sfortunatamente- va poco.
Lo stesso gruppo di africani che stuprò la ragazza polacca e rapinò il marito, successivamente si è macchiato di un’ulteriore violenza (e chissà quante passate) ai danni di un trans ecuadoriano.
Insomma, un corto circuito per chi difende le minoranze, ci auguriamo che almeno la comunità LGBT condanni severamente l’accaduto, se non lo ha già fatto.
Resta comunque singolare il verbo di alcuni organi di stampa successivamente alla denuncia della violenza: nessuno di questi specificava la nazionalità, o comunque l’etnia, degli aggressori.
Prendersi in giro va sempre bene, magari uno può dire che era troppo buio per distinguere un bianco da un nero, quanti forse in merito ad una drammatica vicenda come questa.
Restiamo in attesa di una conferma di atteggiamento, perché se Laura Boldrini resta in silenzio anche questa volta, allora non è degna e mai lo sarà di rappresentare le donne d’Italia (femministe 2.0 a parte).

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