Per la Lega togliere la parola “Nord” può essere una mossa vincente

di Manuel Di Pasquale.

“Alle elezioni ci sarà la Lega, punto. Senza Nord. E saremo presenti in tutta Italia.”

Queste sono le parole di Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio.

Analizziamo nel dettaglio questa mossa.
Negli ultimi anni la Lega ha cambiato leadership e direttivo. I secessionisti nordisti sono stati isolati e messi in minoranza assoluta: la prova ultima è stata visibile a tutti a Pontida, dove dal palco della manifestazione non è stata concessa la parola ad Umberto Bossi, che ha dovuto lasciare la città a testa bassa.

Proprio Bossi è il motivo per cui la Lega sta togliendo tutti gli ultimi rimasugli settentrionalisti: a causa del Senatur il partito si era visto congelare (per poi riavere di nuovo) i conti correnti e la disponibilità economica attuale, per dei rimborsi non dovuti da 50 milioni di euro, ottenuti proprio quando alla direzione vi era la corrente separatista.

Dal 2013, cioè da quando Salvini ha assunto la guida del partito, il Carroccio ha mano a mano rimosso le sue posizioni secessioniste, rimpiazzandole con nuove istanze, allargate su un corpo elettorale nazionale, quindi non è un caso se alle elezioni comunali di quest’anno a Lampedusa, proprio all’estremo sud, ci sia stata una lista chiamata proprio “Lega Nord”.

Altro punto: il secessionismo è stato rimpiazzato dall’autonomismo, per non compromettere l’unità nazionale. Non a caso, si è votato per quel referendum senza doppi fini: autonomia come premio per la virtuosità delle due regioni, visto che Lombardia e Veneto riescono a gestire i loro bilanci in positivo. Anche qui, comunque, emerge un altro cavallo di battaglia della Lega: il federalismo. Per molti il federalismo viene visto come una catastrofe, come una divisione in Stati diversi, ma sinceramente non è così. Un esempio ci è dato dagli USA, dove viene sempre esposta prima la bandiera nazionale a stelle e strisce rispetto a quella statale.

Poi, vi è sicuramente il tentativo di non disperdere i voti in due liste: unificare Noi Con Salvini e Lega Nord nel semplice simbolo Lega andrà ad appannaggio totale del partito su base nazionale, evitando un’inutile coalizione su due simboli che presentano in tutto e per tutto le medesime richieste, ma che contano come due partiti diversi.

Successivamente, si è capito che il nord, per funzionare, ha un vitale bisogno del sud, anche se molte regioni vengono amministrate in malo modo. Così come il sud ha bisogno del nord.  L’Italia necessita della collaborazione tra tutti gli italiani.

Infine, Salvini sa stare in mezzo alla gente, sia al nord, sia al centro, sia al sud. Il leader del Carroccio dimostra quel tipo di carisma che serve, che rassicura gli elettori, che sa di nuovo. Nemmeno quegli slogan del tipo “la Lega è già stata al Governo” riescono a sminuire Salvini, visto che lui è il nuovo che avanza della Lega, totalmente differente dai bossiani. Proprio qui si è vista la nuova linea leghista: alle primarie del partito Salvini ha vinto con l’82% dei consensi contro il bossiano Fava, superando quel target degli 8/10 di voti che il segretario si era prefissato per rimanere come guida del partito.

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