Halloween: contro il consumismo americanocentrico, lo spirito millenario europeo

La festa di Samhain era il momento più sacro dell’anno per i nostri antenati

di Giuseppe Lupo.

 

Oltre il commercio di zucche, pipistrelli, maschere e sangue finto, c’è il paganesimo europeo, che celebrava la notte del 31 ottobre già parecchi secoli fa. Samhain, il capodanno celtico-pagano, si celebrava proprio in quella che oggi è la notte di Halloween: non appartenendo né all’anno vecchio e nemmeno a quello nuovo, la notte antecedente all’inizio dell’inverno si collocava in una dimensione atemporale, in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava, e questi ultimi potevano tornare a far visita nei luoghi dove avevano vissuto. Passato e presente che si fondono in un unicum temporale.

I pagani, quindi, tenevano grandi celebrazioni in onore dei defunti. La festa aveva anche una dimensione comunitaria: si faceva parte della propria collettività per essere poi ricordati dalla stessa, una volta che si sarebbe passati all’aldilà. Nondimeno, la celebrazione aveva dei risvolti pratici piuttosto importanti per l’epoca: era infatti il momento dell’ultimo raccolto e della conservazione delle scorte per i lunghi mesi invernali.

Con l’avvento del cristianesimo, le precedenti festività (compresi i Lemuralia romani), furono accorpate con le festività di Ognissanti il 1 Novembre e la Commemorazione dei defunti il 2 Novembre. I coloni, poi, portarono nel nuovo mondo la leggenda di Jack o’ Lantern e le celebrazioni ad essa associate, compresa l’elemosina in cambio di preghiere per i defunti dei caritatevoli, da cui nasce l’usanza del “dolcetto o scherzetto”. Qui, trovarono più semplice utilizzare delle zucche intagliate al posto delle rape, per la maggiore disponibilità (e per la stagionalità del raccolto) del tipico ortaggio nel continente americano.

Negli ultimi 15 anni, la festa di Halloween è tornata prepotentemente nel Vecchio Continente come occasione di divertimento e, ovviamente, anche di consumo. Per questa ragione, in molti sono piuttosto restii ad accettare la festività per la sua estraneità alle nostre tradizioni, al contrario delle giovani generazioni che, trovando una nuova occasione di svago, hanno accolto di buon grado questa ricorrenza, pur nella sua parte più commerciale. Ma scavando un poco nella millenaria tradizione europea, cristiana e prima ancora pagana, possiamo scoprire come Halloween ci appartenga molto più di quel che pensiamo: una festività che i nostri antenati, attenti adoratori della natura e dei suoi cicli, avevano identificato come momento di passaggio dal vecchio al nuovo, come la fine dell’estate e dei raccolti e l’inizio dei lunghi mesi invernali, in cui il Sole, la grande divinità del nostro continente, perdeva la sua lotta con le tenebre, per poi tornare vittorioso con il solstizio d’Inverno. E basterebbe guardare un po’ in casa nostra, per opporre al culto del consumismo sfrenato il significato trascendentale della ”notte delle streghe”: in particolare nel Sud dell’Italia, sono ancora vive celebrazioni che prevedono tanto i travestimenti quanto la richiesta di cibo da parte dei bambini. Il culto dei defunti, infatti, è molto più diffuso nelle regioni meridionali, dove la tradizione di fare i doni sopravvive a scapito delle più settentrionali celebrazioni di Santa Lucia e Babbo Natale.

Ancora una volta, vediamo come la gigantesca tradizione europea ci offre un’occasione per interpretare con una chiave più profonda quello che il consumismo a stelle e strisce vorrebbe farci vivere come una semplicissima occasione goliardica. Contro il conformismo d’oltreoceano, si stagliano, imperituri, i grandi culti della cara e vecchia Europa.

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