Lo Zimbabwe marcia contro Mugabe e Gucci Grace: finisce un’era nera

DI VANESSA COMBATTELLI

 

 

I FATTI

Sembra cominciare una nuova era per l’ex Svizzera d’Africa: Robert Mugabe è stato costretto alla fuga insieme alla moglie, 41 anni più giovane, Lady Mugabe.
Sono stati infatti giorni molto caldi per lo Zimbabwe, dopo una mossa azzardata contro il coccodrillo  Emmerson Mnangagwa, da oltre quarant’anni suo braccio destro, e l’intenzionale presa di posizione da parte di Gucci Grace, la First Lady Nera nota per le sue costose spese, il dominio di Mugabe non è stato più lo stesso.
Non c’è da meravigliarsi, si attendeva la rottura completa da un momento all’altro: la continua violenza e il caos persistente aveva creato una forte opposizione contro il governo centrale, tra i suoi assidui oppositori c’è il partito Movement for the Democratic Change, guidato da Morgan Tsvangirai, leader appoggiato anche dai bianchi che, nonostante la vera e propria pulizia etnica messa in atto da Mugabe, sono ancora parte della popolazione.

 

IL PASSATO

Il paese è infatti in una crisi economica, sociale, politica e umanitaria senza precedenti.
Nonostante il passato glorioso, merito della politica di Ian Douglas Smith, segretario del principale partito bianco, attualmente lo Zimbamwe è uno degli stati più poveri e al collasso africani.
Nei suoi lunghi 37 anni di governo Robert Mugabe sembrava conservare una certa cautela pur di mantenere lo status quo tanto agognato, eppure l’elefante ha commesso un errore assai grossolano: sopravvalutare la popolarità della moglie all’interno del partito.
Infatti, sebbene il potere sarebbe dovuto passare automaticamente nelle mani di Mnangagwa, Mugabe aveva preferito designare Gucci Grace come futuro presidente dello Zimbabwe, decisione di certo non apprezzata dagli alti piani.

 

POLITICA E BUSINESS ZIMBABWESI: GUCCI GRACE BOCCIATA

La donna non può vantare di certo di un sostegno popolare o politico, la sua unica capacità risiede nelle sue tasche, ma bisogna vedere quanto le

sarà utile.
Di certo l’esclusione di Mnangagwa è stato uno dei tanti pezzi di domino a cadere per primo, lo stesso coccodrillo poco tempo prima era sfuggito ad un avvelenamento, episodio assai sospetto se si pensa alle ultime dichiarazioni di Lady Mugabe, esplicitamente riferite a lui, infatti l’aveva definito «un serpente a cui schiacciare la testa».
Interessante è anche valutare i rapporti con la Cina, infatti Harare è il primo partner commerciale africano con Pechino, stato che è stato determinante anche nell’evoluzione degli ultimi eventi.
Nel frattempo in Zimbabwe l’aria è tesa: carri armati per le strade e continue esplosioni, seppur il capo dell’esercito Chiwenga ha spiegato che la situazione tornerà alla normalità in poco tempo.

 

LA QUESTIONE SOCIALE

L’estrema fragilità politica, sociale ed economica dello stato sono probabilmente specchio di una città dai cittadini passivi e spaventati, infatti lo Zimbabwe, un tempo uno degli stati africani più ricchi, oggi presenta nel Continente nero uno dei PIL peggiori in rapporto con gli altri, un terzo della popolazione è affetta da AIDS, questo allarga sempre più il numero di orfani sul territorio, l’aspettativa di vita non va oltre i 43 anni, l’inflazione è altissima e più volte sono stati violati completamente i diritti umani.
Lo stesso presidente Mugabe non è stato di certo un democratico, dopo l’espulsione del governo bianco ha portato avanti una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei bianchi presenti nel paese, tra i suoi diversi escamotage non erano rare pratiche che ledevano completamente la dignità umana.
Sembra proprio che per Robert Mugabe il regno finisca qui: 37 lunghi anni di soprusi e abusi hanno trovato la loro conclusione grazie all’eccessiva fiducia nel confronti della competenza strategica di Lady Mugabe, comico che per il famoso misogino la rovina sia stata la moglie.

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