Al Virgilio va di scena la feccia della Roma bene

di Mattia Leonardi

 

Sono stati giorni di grande tensione al Liceo Virgilio di Roma, conosciuto come uno dei licei più importanti e storici della capitale, costruito tra il 1936 e il 1939 dell’architetto Piacentini, con una forte impostazione razionalista che si inseriva perfettamente nella zona di Via Giulia.

 

Il Virgilio è da un mese circa su tutte le pagine di cronaca capitolina. Il crollo di un’ala della struttura lo scorso 7 ottobre, ha dato vita ad un clima di tensione che si è prolungato di settimana in settimana nel liceo. La preside subito dopo il crollo, aveva rassicurato tutti, genitori, insegnanti e ragazzi della messa in sicurezza totale dell’edificio, che non riportava altri danni soprattutto nelle aule delle classi. Gli studenti invece d’altro canto invece tuonavano: “Deve accadere una tragedia per intervenire sull’edilizia scolastica?”.

Successivamente fu organizzato un rave party nel cortile della scuola dove vi furono lanci di bombe carta e petardi, la preside denunciò giustamente la situazione per la prima volta ai carabinieri. Infine l’occupazione con ingresso a pagamento fissato a 5 euro, stile discoteca, con tanto di spaccio di e consumo di cocaina all’intero dell’istituto, un classico. E quindi direte voi, di cosa ci si meraviglia?! Personalmente di nulla, del nulla veramente. Può sembrare strano ma è così. Cosa vi aspettavate piuttosto voi dai ragazzi della Roma bene, dai fighetti col rolex, anzi, dai comunisti col rolex. Ma non è una Roma bene questa, è una Roma che da sola si ritiene “ per bene”. Questa è la stessa Roma frequentata dai figli dei politici di sinistra, degli “intellettuali” che vanno al festival del cinema, la Roma dei salotti progressisti borghesi, la Roma dei figli dei banchieri e delle èlite. La stessa Roma che nel sessantotto faceva le rivolte anti sistema ma che non ha mai capito di far parte del sistema. Una Roma borghese che faceva rivolte contro i borghesi. Fantastico. E così come facevano nel ’68 i loro genitori, fanno anche i figli, che ne sono i degni eredi, fanno nel 2017. Hanno un atteggiamento di sfida, intimidiscono compagni e adulti. Senza parolacce, perché comunque vengono da famiglie della Roma bene è ovvio, ma istaurano un clima mafioso all’interno del liceo, della serie: “Qui comandiamo noi e si fa come vogliamo noi!”. Sono subdoli e hanno trasformato la scuola in un porto franco. Ma è una scuola pubblica, mica una lobby di genitori e alunni. La presidente inoltre denuncia i genitori che difendono i figli spacciatori: “Quando convochiamo padri e madri ci rispondono che gli spinelli servono per calmare i figli, che se consumano stupefacenti a scuola, in fondo non sono preoccupati, perché meglio in classe che per strada. Qualcuno è anche arrivato a rispondermi: vuol dire che qui c’è roba buona“. Ma non è finita qui. L’ultima fantastica notizia della Roma bene, è la diffusione di un video hard registrato durante i giorni dell’occupazione. Adesso il ragazzo rischia una denuncia per produzione e diffusione di materiale pedo-pornografico. Insomma, il Virgilio è un’eccellenza della capitale, anche su questo. Ma chi è che alimenta queste proteste a dir poco vergognose che sfociano sempre in atti di violenza e vandalismo? Semplice, i collettivi rossi, gli stessi che marciano e mangiano sul “disagio” non economico ovviamente ma sociale, che fingono di (pre)occuparsi di buona scuola, e che invece seducono i ragazzi dentro e fuori dai licei o dalle università di turno. Gli stessi di bandiera rossa, bella ciao, peace and love, super friendship e “tutti per uno, uno per tutti”.

La stessa figlia di Rutelli quando frequentava il Virgilio più di dieci anni fa, chiese al padre di cambiare scuola poiché l’ambiente non era di suo gradimento e all’interno della scuola, un’aula era stata rinominata “l’aula delle canne”. Un aula a cui non avevano il minimo accesso personale scolastico e preside. Ecco una Roma “ non bene” che fa e farà ancora male a questo Paese, soprattutto perché questi stessi ragazzi un giorno magari, dall’alto della loro potenza familiare, ricopriranno ruoli di potere. Ahimè, ahinoi. Solidarietà senza se e senza ma, a tutti i docenti che purtroppo si trovano ad educare ragazzi viziati, arroganti e spesso anche violenti.

Albert Camus scriveva: “Cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no”. Beh, questi ragazzi invece hanno detto si ai privilegi mammina e papino, si alla droga e alla violenza, e no all’educazione scolastica. I primi perdenti sono loro, ma anche la scuola e questo Paese.

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