Gli immigrati dell’Est preferiscono Salvini

di Manuel Di Pasquale.

Pare strano? In realtà no. La differenza è nel tipo di mentalità: i Paesi ex filo-sovietici, quelli del Patto di Varsavia, hanno maturato una concezione ideologica completamente differente dalla nostra.

Il problema, da noi, sorge in quei partiti “comunisti” post-68, quelli che hanno dato una visione revisionistica e completamente sballata degli Stati sotto influenza dell’URSS.

Non a caso, in Polonia si sono celebrate due manifestazioni: quella dell’indipendenza, cioè quella fieramente nazionalista, che ha visto parteciparvi più di 60000 persone; quella “antagonista” e “antifascista”, invece, si è fermata a sole 2000 presenze.

I Paesi dell’Est sono orgogliosamente nazionalisti. Lo sono persino i politici più moderati. Viktor Orban, Presidente dell’Ungheria, ad esempio, aderisce al Partito Popolare Europeo, lo stesso di Forza Italia e del CDU della Merkel, eppure ha una visione che sembrerebbe più simile a quella salviniana.

Da noi, invece, c’è chi si esalta sulle note dell’inno dell’URSS ma, al tempo stesso, difende tutte quelle tematiche filo-atlantiste, cioè l’esatto opposto di quelle in cui, in teoria, dovrebbe credere.

Così, non solo in Russia, ma anche negli Stati dell’Est che sono nell’Unione Europea, non c’è spazio per quei dibattiti da radical chic, quali gender, queer, LGBTQ+tuttalatastierabattutaacaso, frontiere aperte e accoglienza sfrenata.

Quelli ben integrati da noi hanno dimostrato di essere gente orgogliosa, lavoratrice e umile.

Polonia e Ungheria, poi, sono i due Stati che maggiormente stanno dimostrando che “Dio, Patria e Famiglia” è ancora un motto da difendere.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *