The love of Richard Nixon: intrighi, fascino e attualità

di Pietro Bassi.

Richard Milhous Nixon nacque nella piccola cittadina di Yorba Linda, California, nel 1913. Suo padre Frank, di religione metodista, possedeva un Ranch di famiglia mentre sua madre Hannah, quacchera, era una casalinga. L’Eden di Yorba Linda era una terra in cui la religione quacchera andava per la maggiore. Il giovane Nixon crebbe quindi secondo i principi della dottrina religiosa dei quaccheri vale a dire astenendosi da alcool, balli e uso di termini osceni, offensivi e oltraggiosi. I Nixon, nel 1922 si trasferirono a Whittier, e il padre Frank aprì un negozio di alimentari e benzina. Arthur Nixon, fratello minore di Richard, morì nel 1925 dopo una breve malattia. All’età di dodici anni, a Richard venne trovata una lesione al polmone e, dal momento che fra la sua famiglia la tubercolosi era cosa comune, gli fu proibito di fare sport.

I primi anni di vita di Nixon furono segnati da difficoltà, ed egli citò una frase di Eisenhower per descrivere la sua infanzia: “Eravamo poveri, ma la fortuna era che non lo sapevamo”. La malattia di un altro fratello di Richard, Harold e la morte del padre, lo costrinsero a non poter usare la borsa di studio conquistata per l’Harvard Law School e ad optare per quello di Whittier per poter lavorare al negozio di famiglia. Nel gennaio del 1938, conobbe la futura moglie, un’insegnante di nome Thelma Pat Ryan: nelle sue memorie descrisse l’incontro come “un caso di amore a prima vista“.

Nixon fu poi chiamato a servire nella marina degli Stati Uniti. Come quacchero, avrebbe potuto avere l’esenzione dal servizio militare, ma usufruì solo delle proroghe per gli impiegati al servizio del governo, cosicché entrò nella Marina nel 1942. Divenne guardiamarina nel mese di ottobre dello stesso anno e il suo primo incarico fu come assistente del comandante della Naval Air Station Ottumwa in Iowa. Fu poi ufficiale di controllo dei passeggeri navali per il Command Air Transport South Pacific, lavorando nella logistica delle operazioni nel teatro del Pacifico sud-occidentale durante la seconda guerra mondiale. Il 1° ottobre 1943 Nixon fu promosso tenente ed ebbe due stelle di servizio e la citazione di lode, anche se non partecipò mai a combattimenti.

Già nel 1945 si era avvicinato alle posizioni del Partito Repubblicano, venne scelto quindi proprio dal GOP quale candidato della California per la Camera dei Rappresentanti nel 1946. Nixon venne eletto sconfiggendo il parlamentare in carica Helen Gahagan Douglas. Sfruttando le sue capacità di attrazione dell’elettorato e la sua fama di anti-comunista, egli salì rapidamente nella gerarchia del partito. Al Congresso, Nixon sostenne la legge Taft-Hartley del 1947, una legge federale che controllava le attività e il potere dei sindacati e fu membro delle commissioni per l’istruzione e il lavoro. Egli ebbe l’attenzione nazionale nel 1948, quando come membro della Commissione per le attività antiamericane di Joseph McCarthy istruì l’accusa contro Alger Hiss, accusato di spionaggio. Nixon era convinto che Hiss, avvocato e funzionario del Dipartimento di Stato, fosse una spia sovietica e un simpatizzante comunista, riuscì a farlo condannare per falsa testimonianza. Si candidò al Senato e nel 1950 ottenne il seggio. Egli criticò anche il presidente Harry Truman, accusato di manipolare l’opinione pubblica sulla guerra di Corea; sostenne l’opportunità che Alaska e Hawaii divenissero Stati membri; votò a favore dei diritti civili delle minoranze e contro il controllo dei prezzi e altre restrizioni monetarie; si oppose ai benefici per gli immigrati illegali.

Della sua, vera, biografia demando alla lettura di un altro articolo che pubblicheremo a breve. Peraltro, siccome i parallelismi Nixon-Trump negli USA sono estremamente attuali sarà nostra premura trattare anche questo aspetto.

Planiamo quindi al 1972 quando il Presidente venne rieletto con il quarto maggior distacco della storia delle elezioni presidenziali americane, rispetto al suo avversario il democratico socialista e quasi radicale George McGovern.

L’anno dopo, il 1973 è l’anno dello Scandalo Watergate, l’8 agosto e cioè pochi giorni prima della convocazione del Congresso in sessione plenaria che doveva votare per l’impeachment, il Presidente andò in televisione e rassegnò le sue dimissioni rivendicando il suo operato presidenziale. Il 9, dopo un commovente discorso, Nixon lasciò la Casa Bianca.

Henry Kissinger, forse con sguardo profetico, disse che Nixon sarebbe stato valutato meglio dalla Storia che dai suoi contemporanei, non aveva così torto.

Richard Nixon morì a causa di un ictus il 22 aprile del 1994 all’età di 81 anni assistito dalle sue figlie. Egli dispose negli ultimi anni della sua vita di rifiutare i funerali di Stato qualora fossero stati richiesti. Rispettando il suo volere il suo funerale venne celebrato nel piccolo giardino della piccola casa dei suoi genitori nella cittadina di Yorba Linda.  In quel giardinetto Henry Kissinger espose un’accorata e commovente commemorazione del defunto Presidente alla presenza del Presidente Clinton e degli ex presidenti Ford, Carter e Reagan. Il ricordo di quella casa, forse, era rimasto indelebile nella sua mente, perché dopo tutto Nixon era un uomo del popolo, della middle class, un uomo qualunque.  E come un normale uomo crebbe in un’infanzia difficile e dolorosa ma non dandosi mai per vinto, imparò a combattere sempre e a ogni costo. La piccola casa di Yorba Linda è già dalla fine degli anni 70 sede della Fondazione e della Biblioteca del 37° Presidente degli Stati Uniti. Il Presidente Bill Clinton, con un gesto a sorpresa, ordinò di mettere a mezz’asta tutte le bandiere nazionali nel Paese e chiese che gli fossero resi gli onori militari. Nel suo discorso di commiato, Clinton affermò che l’ex capo di Stato aveva pagato un prezzo superiore alle sue colpe, invitando la nazione a riconciliarsi con il suo passato e con la figura stessa di Richard Nixon.

Il 17 giugno 1979 Indro Montanelli scrisse sulle colonne del Giornale: ‘’Prima di partire per Vienna, il Presidente Carter ha fatto due dichiarazioni. La prima: «Ci auguriamo che il signor Breznev, segretario del PCUS abbia per le nostre ragioni la stessa comprensione che noi abbiamo per le sue». La seconda: «Se Ted Kennedy si presenta contro di me alle elezioni presidenziali, gli faccio un c.lo così» ”Il triviale Nixon” avrebbe potuto dire le stesse cose, ma certamente ne avrebbe invertito l’ordine di priorità riservando la comprensione a Kennedy ed il c.lo a Breznev. La differenza fra i due è tutta qui’’.

Sempre Montanelli alla morte di Nixon scrisse: «Subito dopo le forzate dimissioni, non era riuscito a trovare un appartamento a New York perché nessuno voleva affittarglielo: gli altri inquilini traslocavano. Ultimamente era ricevuto, e anzi continuamente sollecitato alla Casa Bianca, dove lo si accoglieva come lo Elder Statesman, lo statista anziano da consultare come un vecchio saggio sui problemi difficili. Fu a lui che Bush si rivolse per riallacciare un dialogo con Pechino dopo la rottura seguita al fattaccio di Tienanmen. E lui a Pechino lo riallacciò: i cinesi non avevano dimenticato che quel dialogo erano stati Nixon e Kissinger ad aprirlo, quando l’America aveva deciso di chiudere l’avventura del Vietnam in cui Kennedy e Johnson l’avevano malaccortamente cacciata. Ma anche Clinton è ricorso alla sua esperienza per capire cosa succedeva in Russia e trarne qualche insegnamento. Nixon andò a Mosca, e ne tornò con cattivi presagi sulla sorte di Eltsin che i successivi avvenimenti hanno confermato».

Parimenti interessante è quanto Massimo Fini ha scritto su Nixon: «Sia detto di passata, Richard Nixon è stato il miglior presidente americano del dopoguerra: ha chiuso la guerra del Vietnam, ha aperto alla Cina con quarant’anni di anticipo, ha eliminato l’equivoco del gold exchange standard, non era mafioso. Ma poiché, a differenza di Kennedy (che iniziò la guerra del Vietnam, combinò il pericoloso pasticcio della “baia dei porci”, portò, insieme a Kruscev, il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale, era intimo di noti gangster mafiosi come Sam Giancana) aveva un brutto grugno, è passato alla storia come “Nixon boia”».

Il suo operato da presidente è noto come ‘’Presidenza Imperiale’’ come per molti versi lo erano già state quelle di  Delano Roosevelt e Truman. Richard Nixon infatti durante la sua presidenza usò spesso il potere in modo spregiudicato andando ad allargare, forse a dismisura, i suoi poteri presidenziali rischiando di stravolgere così la Costituzione degli Stati Uniti. Nixon, inoltre, fece massiccio uso dei servizi segreti tanto è vero che c’è chi sostiene che tenesse nel cassetto della sua scrivania alla Casa Bianca una lista nera di suoi nemici o potenziali nemici che andavano tenuti sotto stretta osservazione da parte dei servizi segreti.

Richard Nixon è entrato così nell’immaginario collettivo talvolta nel bene, talvolta nel male. Possiamo tranquillamente affermare che senza lo Scandalo Watergate, che forse mai sapremo se l’implicazione di Nixon fosse stata reale o meno, la sua Amministrazione può essere tranquillamente ritenuta la migliore di tutto il dopoguerra e fra le prime tre migliori del Novecento. Nixon lo vediamo nella serie animata di ‘’Futurama’’ quale Presidente della Terra, lo vediamo spesso citato per la sua natura un po’ burbera ma bonaria, alla mano e simpatica. Accanto a ciò, senza lo Scandalo Watergate, cioè senza il crollo di Nixon, tutta la storia successiva sarebbe stata completamente diversa.

Prima di concludere vi suggerisco di guardare online su ‘’Youtube’’, (President’s Nixon Farewell to the White House Staff), il discorso di commiato di Nixon dalla Casa Bianca, estremamente toccante e commovente e che porta a riflettere su chi fosse realmente Richard Milhous Nixon. Altrettanto vale per il funerale della tanto amata moglie Pat, (Richard Nixon crying at Pat Nixon’s funeral), in cui il pianto a dirotto e irrefrenabile, del Presidente rappresenta sempre emozione e commozione. Il Reverendo della famiglia Nixon, Billy Graham, che è fra i padri spirituali di Trump, commenta l’emozionante momento con queste parole: ‘Avvertiva un grande senso di solitudine, vuoto e perdita. Richard dipendeva da Pat; lei era forte; non l’ha mai lasciato solo e mai gli ha voltato le spalle in tutte le sue controversie e battaglie in cui si era trovato. Lui si è sempre appoggiato a lei, dipendeva da lei’’.

Infine mi sento di citare due film e una canzone quali emblemi dell’essenza Nixon, del suo modo di essere e Presidente e uomo.

‘’Gli Intrighi del potere – Nixon’’ di Oliver Stone. Un eccezionale Anthony Hopkins nei panni del Presidente, forse, più enigmatico della Storia degli Stati Uniti è al centro della trama. Il Nixon che tratteggia Stone è quello di un uomo, un uomo normale che però si trova a guidare una nave, come comandante in capo, che tragicamente sbanda sempre più. La fine degli anni 60 e la prima metà degli anni 70 sono stati drammatici, specialmente negli USA. I delitti dei fratelli Kennedy, John e Bob, del Pastore Martin Luther King, la Guerra del Vietnam, il conflitto con la Cambogia e il Laos, le lotte contro la segregazione razziale. È insomma un America in fermento e dilaniata. Nixon ci deve far i conti e tenta di tenere il timone più dritto che può. Nixon vince: riconoscimento della Cina e avvicinamento fra i due paesi, aperture verso l’URSS e fine della Guerra del Vietnam mediante una ‘’Pace onorevole’’ fanno di lui, ad avviso di chi scrive, il miglior Presidente americano del periodo della Guerra Fredda.

‘’Elvis & Nixon’’ di Liza Johnson. In questa simpatica commedia il duo Kevin Spacey e Michael Shannon sono nei panni rispettivamente di Nixon ed Elvis Presley. Emerge, a mio avviso, quello che forse potremmo definire ‘’Vero Nixon’’ che già il film di Stone in modo minore e anzi più ‘’drammaturgico’’, non essendo una commedia, aveva fatto trasparire e cioè burbero, goffo, vigoroso, impetuoso ma affettuoso, sentimentale, bonario, gioviale e simpatico. Verso la fine del film, una volta terminato il confronto fra i due dopo il regalo di Elvis a Nixon e l’autografo del divo del Rock ai ritratti di Julie Nixon Eisenhower, una delle figlie di Nixon e a quelli della famiglia Nixon, il Presidente restato solo coi suoi due fidi collaboratori guardando l’autografo sulla foto di famiglia e ridendo fra sé e sé dice loro: ‘’Gran giornata, mi piace. Oh, (ride) un gran figo! (Ride) Per voi sono un gran figo? Mi piace […]’’.

‘’The love of Richard Nixon’’ dei Manic Street Preachers. In questa canzone che il gruppo rock gallese ha dedicato a Nixon, sentendosi ‘’Nixoniani’’ si ascoltano queste parole: ‘’[…] Amore costruito attorno alle spiagge sabbiose – L’amore piove come le sanguisughe del Vietnam – Richard il terzo alla Casa Bianca […] L’amore di Richard Nixon, la morte senza assassinio – L’amore di Richard Nixon, sì, ti hanno tradito tutti – La gente dimentica la Cina e la tua guerra al cancro – Sì, ti hanno tradito tutti – Sì e anche il tuo paese (testuale con voce di Nixon): In tutte le decisioni che ho preso nella mia vita pubblica, ho sempre cercato di fare ciò che era meglio per la nazione’’.

Ma chi è dunque Richard Nixon? Perché lo dobbiamo riscoprire? Che genere di Presidente e di uomo è stato? È stato quello che qualcuno disse, e che Stone riporta nel suo film facendolo dire a quel losco personaggio di Howard Hunt e cioè che Nixon è la tenebra che propaga sé stessa? Oppure, come sempre nel film di Stone il braccio destro di Nixon, il fido Segretario di Stato Henry Kissinger dice del Presidente: ‘’Riesci a immaginare che cosa sarebbe stato quest’uomo se solo fosse stato amato? È una tragedia perché possedeva la grandezza, ma aveva anche i difetti delle sue qualità’’. Richard Nixon, è tutto questo. È un uomo qualunque, cresciuto in una giovinezza dolorosa e in una famiglia di umile origini. È un uomo che ondeggia, come tutti gli uomini degni di valore del resto, fra un pugnace vigore e una timorosa insicurezza.

Caro Dick, la prova che Dean è un bugiardo è in questi nastri, vero? ‘’Non è questo, è il principio capisci? Non puoi mollare, ragazzo mio, nemmeno se è finita. Non puoi ammetterlo neanche con te stesso quando è persa. Credi che quei giovani eroi del Vietnam là dentro l’abbiano fatto? Ora noi sappiamo come vanno queste cose, credi sia sensato andare in mezzo all’arena gridando mea culpa, mea culpa? Mentre la folla, urla, ti fischia e ti sputa addosso? Un uomo non piange e io non piango. Un uomo non piange, combatte’’.

Queste parole, pronunciate nel discorso di addio dalla Casa Bianca alla presenza di tutto il personale, possono essere considerate alla stregua di un testamento spirituale: ‘’Ci sono tanti mestieri, questo paese ha bisogno di bravi agricoltori, bravi uomini di affari, bravi idraulici e bravi falegnami. Ricordo il mio vecchio, credo che l’avrebbero definito un piccolo uomo, un uomo comune. Certo, lui, non si considerava in questa maniera. Sapete che faceva? Da giovane faceva l’autista di piazza poi divento agricoltore, aveva una piccola azienda agricola. Era il più piccolo agrumeto della California, ve lo garantisco, che lui vendette non sapendo del petrolio. Poi fece il droghiere. Ma era un grande uomo perché ha sempre lavorato e ogni lavoro è importante, nessuno escluso, al di là di quanto frutta. Probabilmente nessuno scriverà mai un libro su mia madre, suppongo che ognuno di voi direbbe la stessa cosa della propria, ma mia madre era una santa. Quando penso a lei con due figli ammalati di tubercolosi, vederli morire, uno alla volta e di una morte […]. Sì di certo nessuno si metterà mai a scrivere un libro su di lei, ma lei era una santa. Ora lasciamo stare e guardiamo al futuro. Ricordo di aver letto una cosa che Theodore Roosevelt scrisse a vent’anni quando morì la sua prima moglie e ne fece tesoro. Riteneva che la luce fosse svanita per sempre dalla sua vita ma che doveva guardare avanti e non solo diventò Presidente ma lo fu due volte. Servì il Paese sempre al centro dell’Arena: burrascoso e forte. A volte facendo bene, a volte sbagliando, ma fu un uomo. E mentre io vi lascio, vi dico che questo è un esempio che tutti noi dovremmo ricordare. Vedete noi pensiamo a volte, quando le cose non vanno per il verso giusto, pensiamo che quando muore qualcuno che ci è caro, quando perdiamo un’elezione o subiamo una sconfitta pensiamo che sia finita. Non è vero. È solo un inizio, sempre. Perché la grandezza non si misura quando le cose vanno bene. La grandezza si misura quando vieni messo alla prova, quando subisce dei colpi, delle delusioni, quando arriva la tristezza. Perché solo se si è stati nelle gole più oscure si può comprendere quanto sia meraviglioso essere sulla vetta più alta. Quindi in questo caso io vi dico, ce ne andiamo fieri di coloro che abbiamo avuto al nostro fianco e che hanno lavorato per noi, servito questo governo e questo Paese. E vogliamo che continuino a servire il Paese, se è questo il vostro desiderio. Non dimenticate date sempre il meglio di voi stessi, mai scoraggiarsi, mai essere meschini. Ricordate sempre potranno anche odiarvi, ma chi vi odia non potrà mai vincere, a meno che non lo odiate anche voi. E allora avrete distrutto voi stessi. E così ce ne andiamo con grandi speranze, grande serenità e profonda umiltà. E voglio dire a ciascuno di voi che non solo rimarrete sempre nei miei pensieri ma rimarrete sempre nel mio cuore, nelle nostre preghiere e allora comprenderete ciò che noi quaccheri chiamiamo la luce interiore’’.

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