Caso Weinstein nelle favole? Lasciateci almeno quelle

di Chiara Soldani.

Non bastano i moti femministi, le accuse di molestie che, ultimamente, puzzano di manie di protagonismo e “fame di fama”. Oggi, persino il Principe targato Disney, sarebbe un nuovo Weinstein.

La folle accusa, giunge dalla Gran Bretagna. Protagonista, Sarah Hall: madre (femminista?), di due bambini. Sulla scia del gettonatissimo hashtag “MeToo” (campagna social oltranzista e facilona), la libertà interpretativa delle storiche favole ha raggiunto livelli d’inaudita follia. “Non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, diceva Nietzsche, in tempi non sospetti. Ma appellarsi al “mancato consenso del bacio”, non può che essere frutto di menti assuefatte alla pubblica opinione. Dunque, deduciamo da Mrs. Hall, viene meno la funzione salvifica del principesco bacio: è molestia, in sentenza definitiva.

Da sempre, fin dai tempi di Esopo, le favole rivestono un ruolo cardine nell’educazione morale, affettiva e psicologica. Dovremmo forse sovvertirne il significato, delegittimandone il valore, per pura propaganda “girls power”? Al buonsenso, l’ardua sentenza. Ma signore femministe, per favore: lasciateci almeno le favole!

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