La nostra “ignoranza” ci salverà

di Manuel Di Pasquale.

Quelli che si riconoscono nella sinistra progressista agitano troppo spesso il “male dell’ignoranza”. Cosa si ignora?

Per chi guarda al progresso, non può che avere un cuore colmo d’amore per gli altri paesi, tranne che per la nostra Italia: troppo “razzista” perché ci sono pochi stranieri rispetto alla Germania; troppo “bigotta” perché non dà la libertà di scegliere il proprio genere rispetto a quello che si ha in mezzo alle gambe (ma sì, che saranno mai gli organi genitali); troppo “retrograda” perché non fa nascere i bimbi perfetti con uteri in affitto e provette.

Sono bravi i luterani svedesi, che useranno il neutro per parlare di Dio.

Sono bravi alcuni presidi inglesi, che hanno cambiato le sigle “Avanti Cristo” e “Dopo Cristo” in “Prima dell’Era Comune” e “Era Comune”.

Sono bravi i newyorkesi, che agli annunci in metro non sentiranno più “ladies and gentleman”.

Quindi, cosa ignoriamo? Ignoriamo il fatto che non ci omologhiamo allo schifo comune del mondo neo-progressista.

L’Italia, al giorno d’oggi, può essere l’ultima potenza occidentale a non cadere sotto i colpi dei radical chic, cioè di coloro che vogliono riscrivere decenni di storia, manipolare la scienza e dichiararsi favorevoli a numerose stronzate per cambiare l’identità di una nazione a proprio piacimento.

Possiamo ancora resistere all’imposizione del meticciato, del buonismo, dell’accoglienza indiscriminata e delle follie LGBT.

A destra, quindi, vi è ignoranza? Se amare il proprio paese, difendere le proprie radici e volere fare il massimo per risollevare le sorti della patria italiana significa essere ignoranti, allora sì, siamo ignoranti. Ma, almeno, sani di mente.

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