Ddl contro le fake news: è pericoloso?

di Manuel Di Pasquale.

Da qualche mese è depositato negli atti del Senato il disegno di legge 2688, che introdurrebbe gli articoli 656-bis, 265-bis e 265-ter nel Codice Penale, oltre a varie modificazioni e disposizioni. Negli ultimi giorni, poi, Matteo Renzi è tornato sul tema, dicendo che questa è un’altra legge vitale, da approvare entro fine legislatura.

Anzitutto, la proposta è partita dalla senatrice Gambaro, di ALA, e la ratio dietro questo disegno è “prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”.

Noi siamo i primi a dire che c’è bisogno di un freno alle bufale.

Il problema, però, è che siamo in campagna elettorale, nel periodo in cui il PD in rapida decrescita sta facendo di tutto per cercare nuovi consensi: ci stanno provando con lo Ius Soli, ora ci provano con la velocizzazione dell’iter per la legge sulla “corretta” informazione.

Intanto, il Codice Penale già prevede una disposizione per contrastare le notizie false, come sancito dall’articolo 656: “Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato , con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro”. Solo questo basterebbe a mettere un freno alle bufale. Inoltre, vi è l’articolo 658 sul procurato allarme: “Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da dieci euro a cinquecentosedici euro”.

Col ddl Gambaro verrebbero aggiunti nuovi articoli:

  • Articolo 656-bis: “Chiunque pubblica o diffonde, attraverso piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, con mezzi prevalentemente elettronici o comunque telematici, notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’ammenda fino a euro 5.000”;
  • Articolo 265-bis: “Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi e con l’ammenda fino a euro 5.000”;
  • Articolo 265-ter: “Ai fini della tutela del singolo e della collettività, chiunque si rende responsabile, anche con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l’ammenda fino a euro 10.000”.

Oltre a ciò, si aggiungerebbero tutte una serie di norme volte a garantire maggior trasparenza nei confronti degli utenti, visto che amministratori e proprietari di domini sarebbero tenuti a mostrare i loro dati. Cosa, che, in teoria, già viene svolta dai vari servizi di Whois.

Inoltre, all’articolo 656-bis andrebbe in supporto questa dizione: “Nel caso in cui le fattispecie previste dall’articolo 656-bis del codice penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comportino anche il reato di diffamazione, la persona offesa può chiedere, oltre il risarcimento dei danni ai sensi dell’articolo 185 del codice penale, una somma a titolo di riparazione. La somma è determinata in relazione alla gravità dell’offesa e alla diffusione della notizia, ai sensi dell’articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Si applica altresì il terzo comma dell’articolo 595 del codice penale”. Fattispecie per cui ci si potrebbe arrivare per analogia…

L’articolo 265-ter desta pericolo. Per prima cosa, esiste la fantomatica Legge Mancino che punisce i crimini d’odio che siano di stampo politico, etnico, religioso, ovvero tutto ciò che ruota attorno alla sfera della discriminazione ingiustificata. Per seconda cosa, poi, non è chiaro cosa significhi “campagne d’odio contro individui o campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici”; queste parole sembrano il preludio ad un freno per quanto riguarda il diritto di replica. Renzi ha detto che se avesse perso al referendum del 4 dicembre avrebbe lasciato la politica. Un rivale dice che l’ex Presidente del Consiglio non ha rispettato le sue idee e quindi sarebbe giusto che l’attuale segretario del PD non si facesse più vedere in televisione. Renzi potrebbe denunciare il rivale e avere ragione?

Come detto sopra, la normativa in materia è coperta dal 1930, ma qualcuno, visto che siamo vicini alle elezioni, cerca nuovi consensi, un dibattito propagandistico per rimediare a quei punti percentuali persi in questi mesi.

In Italia si è praticamente legiferato su tutto, ma qualcuno tenta di inventarsi nuove materie per apparire rivoluzionario.

Infine, come disse Tacito: “Corruptissima re publica plurimae leges”

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