Il Centrodestra tra passato e presente, alleanze con i vecchi amici e le giovani risorse interne

di Stefano Musu.

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche, i partiti del centrodestra sono chiamati ad interrogarsi riguardo alla conformazione delle prossime alleanze elettorali. Un tema complesso che solo apparentemente potrebbe apparire dall’esito scontato: non è un mistero che le principali forze in campo saranno Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia. Sembrerebbe naturale provare ad emulare il patto che ha suggellato la vittoria di Nello Musumeci in Sicilia, con la speranza che lo stesso possa reggere anche a livello parlamentare, ma gli equilibri in politica non sono mai saldati una volta per tutte e diverse sorprese potrebbero celarsi all’orizzonte, anche se – è il caso di dirlo – la probabile maggioranza assoluta che le urne potrebbero restituire al centrodestra unito, potrebbe non tradursi con un’effettiva facilità di governare un Paese bisognoso di riforme vere per non soffocare definitivamente sotto le macerie che intasano l’Italia (tanto in senso figurato che reale, considerato che il Centro Italia giace ancora seppellito dai residui della terribile serie di terremoti del 2016).

Un nuovo ‘94, è questo il pensiero fisso di Berlusconi. Il Cavaliere è ritornato attore protagonista nel palcoscenico dopo sei anni terribili che hanno segnato (oltre alla sua) la vita del Paese: nel 2011 venne costretto a rassegnare le dimissioni da inquilino di Palazzo Chigi, due anni dopo venne fatto decadere dallo scranno da Senatore a causa della Legge Severino a seguito della condanna comminata dal giudice Esposito a quattro anni per frode fiscale.

Ora, il leader di FI aspetta trepidante la sentenza della CEDU che potrebbe riabilitarlo politicamente, preparando così quella che potrebbe essere la marcia trionfale verso il quinto Governo da lui presieduto. Rispetto al ‘94, però, le cose potrebbero essere più complicate: il pericolo, allora, era la Sinistra post-comunista che si preparava ad occupare le sedi del potere, dopo i quasi quarant’anni di costrizione all’opposizione, a seguito dello scandalo Mani Pulite; oggi la sinistra appare debole e sfiancata, logorata da cinque anni di governo qualitativamente pessimi, che hanno visto succedersi tre Presidenti del Consiglio grigi, se non deleteri: in ordine, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Il nuovo pericolo, riconosciuto da tutti, è quello del MoVimento 5 Stelle guidato dal tandem Grillo-Di Maio, con la regia del misterioso Casaleggio. Il rischio è quello, per l’Italia, di cadere nella trappola del voto di protesta che potrebbe tradursi in un insensata politica del tweet, dove il fumo sarebbe abbondante ma dell’arrosto non si vedrebbe neppure l’ombra.

Ma cosa cambia rispetto al ‘94 per il centrodestra? Qual è il problema di un’alleanza suggellata a suon di arancini in quel di Catania? Molto probabilmente Berlusconi è consapevole che, nonostante una eventuale riabilitazione politica, non sarà in grado di mettere d’accordo tutti sul proprio nome. Il perché è presto spiegabile sia dall’età anagrafica dell’ex presidente, che dallo sbilanciamento verso la destra nazionalista e protezionista della coalizione.
Nel ‘94 il Cavaliere fu il salvatore della patria, l’uomo donato dalla provvidenza ad un popolo, quello italiano, dalla tendenza moderata che, disorientato e smarrito a seguito della morte sancita ex magistratura della Democrazia Cristiana e del PSI, cercava disperatamente un simbolo al quale aggrapparsi. Era lui l’uomo nuovo, quello che siglò il patto con gli (fino ad allora) “impresentabili” ex fascisti e i secessionisti: se l’MSI e la Lega Nord poterono entrare in maggioranza (e poterono contribuire alla formazione di un governo per il Paese), lo si dovette all’imprenditore milanese. Il governo Belusconi I fu espressione e motore di quelle istanze liberali e moderate delle quali il Cavaliere si fece portatore in una campagna elettorale da antologia.

Oggi, invece, il quadro politico è profondamente cambiato e nessuno può assicurare quale conformazione potrebbe assumere il futuro parlamento: il centrosinistra pare già arreso a stare all’opposizione (fisiologicamente essenziale alle sinistre), il MoVimento 5Stelle tenterà l’arrembaggio, ma le teste pensanti sono ben consapevoli di non avere la forza per assicurarsi la maggioranza relativa, visto il rifiuto verso la formazione di un qualsiasi tipo di coalizione.

Lo sbilanciamento a destra, se non contemperato dalla nascita di (o crescita di quelli già esistenti, ad oggi molto deboli) movimenti liberali e moderati nella coalizione, potrebbe far decadere la speranza per l’Italia e per gli italiani di realizzare quelle che sono tutt’oggi le grandi promesse mai compiute: la riforma della giustizia, la “sburocratizzazione”, una riforma autentica del sistema previdenziale, una riforma universitaria e scolastica capace di guardare al futuro. Tutte azioni che un governo di Destra-centro faticherebbe a portare avanti per assenza delle condizioni minime di intesa sui punti fondamentali da perseguire e conseguire.

Se il polo vorrà ancora fregiarsi del titolo di “casa dei moderati”, sarà necessaria un’operazione di restyling non indifferente: occorre trovare le risorse giuste da spingere verso Montecitorio e Palazzo Madama, assicurarsi che questi signori (e signore, of course) siano veramente portatori di ideali liberali e siano, altresì, assolutamente appassionati al bene superiore della nazione. Donne e uomini pronti a recedere dai propri interessi personali al fine di salvare quello che oggi appare come insalvabile. Sembra una mera utopia al giorno d’oggi, ma non è impossibile reperire diverse figure con queste caratteristiche in seno alla società civile.

Un piccolo appunto per il Cavaliere: il popolo moderato è costituito (anche) da giovani che non hanno ancora avuto l’onore di servire la nazione e il paese né a livello istituzionale, né all’interno del mondo economico, ma questo non significa che siano privi di talento, di competenze, di passione per la Cosa Pubblica e per il Tricolore. Non si cada nel facile populismo al contrario di demonizzare chi, per le vicissitudini macroeconomiche dell’ultimo decennio, non ha potuto ancora esprimere altrove il proprio potenziale. Servono ancora i politici di professione, una classe di giovani deputati che costituiscano l’ossatura per il tessuto politico del domani, quando potrebbe non esserci altra alternativa se non quella di esperire la strada dell’improvvisazione in un futuro governo di centrodestra. Un Leader saggio come quello di Forza Italia dovrebbe preparare il futuro giocando d’anticipo investendo sulle giovani menti e sui giovani talenti già da oggi, e non cercare solamente di riparare i danni realizzati dalla sinistra nel presente.

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