George Bush Sr. – il Presidente che ha visto la fine della Guerra Fredda

di Pietro Freda.

George Herbert Walker Bush è stato il 41° Presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1989 al 1993. Il suo mandato è stato caratterizzato da eventi storici di portata mondiale, tra cui la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dei regimi comunisti, che hanno quindi portato alla fine della Guerra Fredda e all’ascesa degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale (o almeno, queste erano le previsioni dell’epoca).

Nato a Milton, in Massachusetts, il 12 giugno 1924, da una famiglia molto agiata (il padre Prescott era un uomo d’affari nonché senatore repubblicano dal 1952 al 1963), studia all’Università di Yale, dove si laurea in economia nel 1948. Tre anni prima si sposa con Barbara Pierce, con cui avrà due figli che pure saranno protagonisti in politica: George junior, Presidente degli USA dal 2001 al 2008 e Jeb (governatore della Florida dal 1999 al 2007).

Subito dopo la laurea inizia a lavorare nell’industria del petrolio, in Texas, con importanti incarichi grazie alle conoscenze del padre, e a metà degli anni ’60 ha già accumulato una buona fortuna. La sua carriera politica inizia nel 1966, quando viene eletto alla Camera dei Rappresentanti in Texas (due anni prima era stato sconfitto al Senato). Viene poi rieletto nel 1968; sconfitto ancora nel 1970 al Senato, l’allora Presidente Richard Nixon lo nomina ambasciatore alle Nazioni Unite. Otterrà in seguito altri incarichi molto prestigiosi: prima viene richiamato in patria durante lo scandalo Watergate come Presidente del Partito Repubblicano; poi è nominato dal nuovo presidente Ford capo dell’ufficio diplomatico nella Repubblica Popolare Cinese, dove contribuisce a migliorare le relazioni tra i due Paesi e per tutto l’anno 1976 è direttore della CIA.

Il 1980 è un anno chiave per George Bush, che si candida alle Primarie del Partito Repubblicano, ma viene sconfitto da Ronald Reagan, il quale aveva posizioni più a destra. Il futuro Presidente degli Stati Uniti lo sceglie però come vice, in virtù della sua grande esperienza maturata in politica estera: carica che ricoprirà per tutti gli otto anni della Presidenza Reagan, a cui succede nel 1988, quando batte nettamente il candidato democratico Dukakis, vincendo in ben 40 stati.

Come detto, il suo mandato sarà caratterizzato da eventi di portata epocale. Se il blocco comunista era stato messo in crisi anche dalla politica aggressiva di Reagan e poi dalle riforme di Gorbaciov, è durante il suo mandato che arriva la vera e propria dissoluzione del regime sovietico. Il 9 Novembre 1989 c’è la caduta del Muro di Berlino, e poi rapidamente cadono anche i regimi comunisti degli altri Paesi dell’Europa dell’Est.

In tutto questo, George Bush prosegue la linea di collaborazione con l’Unione Sovietica e con il suo presidente Gorbaciov già iniziata da Reagan nel suo secondo mandato. I due incontri con il segretario generale del Partito Comunista Sovietico del dicembre del 1989 a Malta e a Washington del 1990, preparano la strada alla firma del trattato START 1 (Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche) che riduce il numero degli armamenti strategici delle due superpotenze, tra cui testate nucleari e missili intercontinentali. Lo START 1 sarà poi sostituito dallo START 2, firmato a Mosca il 3 gennaio da Bush e il nuovo Presidente della Federazione Russia, Yeltsin.

Se Bush è indubbiamente il Presidente che ha assistito alla “vittoria” del blocco occidentale sul comunismo, la sua politica estera è stata caratterizzata anche da altri eventi. In primo luogo, egli continuò la politica inaugurata dal suo predecessore Reagan di interventi in America Centrale. Nel 1989 infatti gli Stati Uniti intervengono a Panama per deportare il dittatore locale Noriega, accusato di traffico di droga e poi processato in Florida (anche se Noriega era stato in combutta con gli USA all’epoca della guerriglia in Nicaragua con i contras).

Ben più conosciuta all’opinione pubblica è l’intervento americano nella Prima Guerra del Golfo, combattuta nel gennaio del 1991. L’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein al Kuwait nel 1990 (stato piccolo, ma ricchissimo di petrolio, fondamentale per l’economia dei Paesi occidentali) aveva provocato la reazione di tutta la comunità internazionale, che dunque per mezzo dell’ONU, autorizzò l’intervento armato in Medio Oriente. L’operazione, ribattezzata “Desert Storm”, si concluse con la prevedibile e schiacciante vittoria statunitense, che però non portò alla destituzione del dittatore Saddam Hussein. Il Presidente Bush parlò quindi di superamento della “sindrome del Vietnam” e affermò come fosse giunta l’ora di un “nuovo ordine mondiale” basato sul liberalismo economico garantito dalla potenza americana, anche in virtù del crollo dell’URSS.

Nonostante questi importanti successi in politica estera, Bush non riuscì a conquistare il secondo mandato alla Casa Bianca (evento abbastanza raro nella storia americana). A determinare la non elezione di George Bush nel 1992 furono due fattori: la crisi economica del 1990 che costrinse il Presidente ad aumentare le tasse (un vero e proprio tradimento della politica liberista iniziata con Reagan e promessa dallo stesso Bush) e la candidatura del miliardario Ross Perot. Quest’ultimo raccolse ben 19 milioni di voti (circa il 19% dei suffragi totali) sottraendoli principalmente proprio a Bush, che vinse solamente in 18 stati, raccogliendo 168 elettori contro i 370 di Bill Clinton, che riportò dopo 12 anni il Partito Democratico alla Casa Bianca.

Attualmente malato di Parkinson e costretto alla sedie a rotelle, è il più anziano degli ex Presidenti ancora in vita. Nelle ultime presidenziali statunitensi aveva affermato di non votare per Donald Trump, nonostante il suo passato Repubblicano. La sua ultima apparizione è stata piuttosto recente, a un concerto di beneficenza in Texas per le zone colpite dagli uragani Irma e Harvey, con gli altri ex Presidenti USA (Carter, Clinton, Bush junior e Obama).

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *