Il futuro giudiziario rumeno

DI SIMONE MASSARENTI

 

Il 26 novembre scorso la Romania è piombata nel caos: le vie e le piazze di oltre 70 città in tutto il Paese sono state invase da decine di migliaia di manifestanti che, guidati dallo slogan “Justice, not Corruption”, hanno nuovamente espresso la loro contrarietà rispetto alla nuova riforma fiscale e della giustizia. Nonostante, come testimoniato da VoaNews, non siano giunte cifre ufficiali circa la partecipazione alle proteste, la mobilitazione ha scosso il paese, riportando la tensione ai livelli del febbraio scorso.

Come testimoniato da numerose testate nazionali ed estere, una mobilitazione di tali dimensioni nel paese non si vedeva dai tempi della caduta del Comunismo nel 1989. Entrando più nel dettaglio, la protesta pone le sue basi sull’azione del governo a guida PSD-Liberal Democratici-Alleanza Democratica Ungherese che, nella figura del Ministro della Giustizia Florin Iordache, si è impegnato alla promozione e in seconda istanza alla firma di una riforma della giustizia che contempla un controllo dei giudici da parte di una commissione ad hoc guidata proprio dall’esecutivo.

Dapprima sospesa in seguito alle ferventi proteste di febbraio la riforma, considerata dal popolo rumeno un “atto politicamente mafioso”, prevede inoltre un ritocco riguardo alla fiscalità del paese, poiché tutti i doveri fiscali passerebbero dal datore di lavoro al lavoratore, il che aumenterebbe gli aggravi fiscali. Ciò si va inoltre a legare alla recente scoperta, da parte dell’Ufficio Europeo Anti-frode, di oltre 25 milioni di euro del Fondo Europeo per lo sviluppo congelati dai Procuratori generali rumeni al leader del partito di maggioranza Liviu Dragnea: secondo il The Guardian si tratterebbe di una appropriazione illecita derivante dai fondi destinati allo sviluppo di infrastrutture (soprattutto autostradali) in Romania.

La tensione nel paese rimane altissima e, come dichiarato a VoaNews da Anca Preateasa, dimostrante di 28 anni “il popolo rumeno accusa il governo di voler cambiare il sistema per risolvere i propri problemi”, parole che trovano conferma nelle parole al The Washington Post da Manca Macovei, la quale ha confermato che l’ondata di proteste non si placherà, continuando ad osteggiare il processo di riforma al fine di salvaguardare l’integrità e l’autonomia giuridica nel paese.

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