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di Manuel Di Pasquale.

Era iniziato tutto con la sigla “LGB”, poi è diventata “LGBT”, dopo “LGBTQ” e successivamente si è aggiunta quasi tutta la tastiera. Già, perché se agli albori questi erano collettivi per Lesbiche, Gay e Bisex, col tempo si sono aggregati Trans, Queer e altre lettere battute a caso.

Con l’esplosione della moda del “gender”, del rifiuto di riconoscere la scienza – la biologia nello specifico – per supportare qualche tesi strampalata sul genere che dovrebbe prevalere sul sesso, questa massa è cresciuta.

Non a caso, proprio per queste pseudo-teorie, qualcuno vorrebbe rimpiazzare il sesso anagrafico con il genere. Capito bene: quello che ci si sente dovrebbe essere scritto sulla carta d’identità. Se mi sentissi un elefante, potrei far scrivere che sono un elefante?

Alcuni di questi “generi”

Il politicamente corretto ci sguazza di più di quanto si creda, visto che le sinistre sono sempre in cerca di nuove “minoranze da difendere” per ottenere qualche voto in più.

Etichettate come minoranze perché queste chiederebbero più diritti degli altri, spesso fregandosene dei doveri, e non è mera supposizione del sottoscritto: ci sono alcuni trans che chiedono bagni appositi, oppure alcuni “bigender” e “gender fluid” che vorrebbero usufruire del bagno pubblico che vogliono in base al loro umore mattutino.

Tralasciando le questioni da “consiglio di gabinetto”, vi sono altri casi lampanti del tentativo di far apparire strana la normalità: in Svezia la Chiesa Luterana ha deciso che Dio sarà “neutro”, quindi il termine “Nostro Signore” è da ritenersi offensivo. Oppure a New York, dove in metro non si udirà più “ladies and gentleman” per non offendere i trans.

Più si va avanti e più questa mania di politicamente corretto si fa imperante: prima riguardava il mero orientamento sessuale, poi si è evoluto in “genere”. I vari collettivi “LGBT(aggiungete voi le altre lettere)” vengono visti di mal occhio persino da quegli omosessuali che non spettacolarizzano le loro preferenze, perché quest’ultimi sanno che prima dei diritti vengono i doveri, perché per le unioni civili, in tema di successioni, è lecito richiedere una legge in materia, ma spingersi oltre – con adozioni e uteri in affitto per soddisfare meri capricci – no.

L’obiettivo qual è? Semplicemente, distruggere la normalità, l’identità. Un futuro basato su uno pseudo-progresso senza valori, senza idee, dove a momenti si fa pesare l’eterosessualità. Se all’inizio era solo qualche pazzo, col tempo sono diventati milioni.

Ovviamente, è da dire che questi gruppi sono presenti nei paesi più economicamente sviluppati, come se la noia avesse contribuito a creare nuove tematiche da portare avanti in sostituzione di vere battaglie, visto che le sinistre, ormai imborghesitesi, cercano di difendere coloro che siano lontani dal proletariato.

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