Tanti bonus ma pochi stimoli

di Stefano Musu.

La campagna elettorale appena iniziata sta già fornendo qualche appunto sulla futura Italia che potrebbe scaturire dalle urne nella prossima primavera. Qualunque schieramento avrà la meglio sugli altri si troverà nella situazione di dover dare atto che le altisonanti promesse saranno difficilmente realizzabili: tra innalzamento delle pensioni a mille euro, bonus di ottanta euro esteso a tutti i lavoratori e reddito di cittadinanza a beneficio di ogni inoccupato/disoccupato, i partiti in campo stanno cercando di far leva sulla pancia di un elettorato stanco e disilluso.

Se facessimo un sondaggio demoscopico sulla credibilità che gli italiani attribuiscono alle promesse fatte in campagna elettorale, non ci dovremmo stupire se il risultato fosse di profonda sfiducia nella traduzione in fatti di quello che oggi i leaders dei principali schieramenti vanno dicendo in lungo e in largo per lo Stivale. Chiunque governerà domani, complice la difficoltà per la novella legislazione elettorale di produrre una maggioranza autentica, dovrà fare i conti con una situazione tutt’altro che idilliaca: sono anni che si ragiona sulla mancanza di solidità del sistema Paese, preso dalla morsa tra l’austerity di montiana memoria e la (troppo) timida crescita (da zero virgola) fatta registrare negli ultimi anni dal Prodotto Interno Lordo.

Mentre dalle nostre parti vengono elaborati fantomatici sistemi per reperire i miliardi necessari a tener fede alle varie promesse di bonus (con conseguente aumento della Spesa Pubblica), dall’altra parte del mondo il Presidente Trump effettua una mossa coraggiosa che mira a volgere lo sguardo più al di là delle proprie viscere: è dei giorni scorsi la notizia dell’approvazione del cospicuo taglio delle tasse dal valore di 1.400 miliardi di dollari. Verosimilmente questo taglio riporterà nei prossimi anni gli USA a produrre milioni di posti di lavoro, lasciando finalmente alle spalle la terribile crisi che ebbe origine proprio negli States con la bolla dei mercati subprime.

Ad oggi nessuna forza partitica nostrana ha parlato, se non in maniera vaga e non incisiva, di una politica di tagli agli sprechi, di riduzione del pubblico impiego, della lotta alle inefficienze croniche del mostro chiamato Pubblica Amministrazione. E il che è presto spiegato: nessuno nel Bel Paese ha il coraggio di toccare questi temi, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni, perché ciò verrebbe a collidere con l’interesse di accaparrarsi più voti possibili. L’esercito di pubblici impiegati di certo non perdonerebbero il vedersi minacciati (da chicchessia) di poter perdere il posto di lavoro, che è ancora concepito dagli italiani come la miglior forma di garanzia reale.

Eppure, nonostante ciò potrebbe essere deleterio da un punto di vista elettorale, servirebbe davvero avere il coraggio di dire agli italiani quelle verità, anche scomode, capaci di dimostrare una volta e per tutte la buona fede della classe politica nel voler davvero risolvere le sorti dello Stato e dei cittadini. Lo abbiamo sperimentato ampiamente in questi anni: le promesse, belle ed allettanti, non sono servite a ricreare quella fiducia che gli italiani hanno perso nei confronti delle Istituzioni e il motivo risiede nel fatto che nessuno ha potuto mantenere ciò che prometteva a causa dei problemi strutturali che la Nazione si trascina appresso da quasi trent’anni. Il costo delle mancate riforme, del ritardo nell’applicazione di un vero federalismo e il divario mai ripianato tra Nord, Sud ed Isole è quello di una nazione formalmente unita ex articolo 5 della Costituzione ma abbondantemente disorganizzata ed inefficiente, che annaspa dietro ad una politica orientata solo al disinnescare le varie e numerosissime emergenze quotidiane.

Tengano a mente questo i futuri candidati: è meglio ragionare dei massimi sistemi rendendo quelle verità (anche) scomode, che cercare di abbindolare chi, per via della disillusione, non crederà neppure a mezza parola degli impegni proposti. Vendere fumo poteva essere utile un tempo, quando la pezza poteva sempre essere rattoppata, ma ora l’abito appare troppo logoro per cercare di ripararlo alla vecchia maniera. Si abbia il coraggio di confezionarne uno nuovo.

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