Alfano rinuncia alla candidatura – ma gli interessi suoi se li è già fatti

Giornata intensa per gli addii alla politica: Pisapia annuncia il suo definitivo addio, mentre Alfano dice di non candidarsi alle elezioni del 2018. A differenza del primo, comunque, l’attuale Ministro degli Esteri ha detto che rimarrà lo stesso in politica, ma comunque non concorrerà a questa tornata elettorale.

Tutto questo lo stesso giorno in cui Vladimir Putin ha dichiarato di ricandidarsi a Presidente della Federazione Russa. Immaginate, quindi, l’euforia complessiva degli internauti.

Ripercorriamo gli ultimi anni a Montecitorio del leader di AP: all’inizio era un fedelissimo di Berusconi, veniva inquadrato nell’élite forzista. A lui si deve il cosiddetto “Lodo Alfano” quando era Ministro di Grazia e Giustizia, che prevedeva (abrogato dalla Consulta per incostituzionalità) l’immunità per le 4 principali cariche dello Stato; successivamente ha seguito il Cav nel Popolo della Libertà. In periodo di frammentazione del maxi-partito, invece di tornare in Forza Italia, Alfano fonda Nuovo Centro-Destra e garantisce il suo appoggio a Renzi. Qui termina la sua lealtà a Berlusconi. Nonostante tutto, nel 2014 presenta una lista unica con l’UdC alle europee, ottenendo il 4,4% ed eleggendo un eurodeputato proveniente dalle sue fila. Col tempo arriva una nuova svolta: NCD diventa Alternativa Popolare. AP, in questa ottica, viene inquadrato nella coalizione di centro-sinistra. Nella sola XVII legislatura, Alfano è stato nel PDL, cioè nel gruppo di Berlusconi, poi ha fondato NCD, quindi nel gruppo parlamentare “Area Popolare” e, infine, Alternativa Popolare, nel gruppo “AP – Centristi per l’Europa – NCD”.

In questi anni, poi, è sorto lo scandalo del fratello, Alessandro, assunto come dirigente alle Poste. Posto fisso sacro, visto che, secondo le notizie di cronaca, il fratello sarebbe un “fantasma” che non ha mai apposto la sua firma su alcun atto. Quello che si sa – cosa contestata anche dalla Corte dei Conti – è che prenda 200.000€ annui. Proprio per molte” stranezze”, tra assunzione e carriera lampo, è indagato persino un fedelissimo dello stesso Angelino, tal Raffaele Pizza.

In tutto questo, Alfano si è fatto 3 legislature piene, il che significa che a 60 anni potrà andare in pensione con un assegno da 1800€ circa al mese. Come direbbe Checco Zalone: “La Prima Repubblica non si scorda mai”.

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