PARAFRASANDO BUKOWSKI:” VOGLIO UN NATALE A LUCI SPENTE, MA CON LE PERSONE ACCESE”.

Di Chiara Soldani

“É Natale da fine ottobre”, diceva lo scrittore americano, tanto trasgressivo quanto illuminante. Illuminante, sì: proprio come le decorazioni che iniziano, benevolmente, ad invadere piazze e balconi. Case ed uffici, di “persone intermittenti” e non. Perché il Natale, come l’eco di una montagna, amplifica i grandi sentimenti ed i piccoli dolori. Dilata i sorrisi felici ed alimenta le lacrime, negli occhi dei tristi.

L’intermittenza, oggi, é una costante nell’illuminazione umana. É l’indecisione di tempi affamati d’amore e nauseati di virtuale. L’intermittenza é una società che si nutre di slogan effimeri, dimenticando il sapore autentico dei veri valori. Sono tempi duri per i sognatori, per gli idealisti. Si affollano i fast food degli amori fugaci, pronti al consumo. E s’illudono i cuori (propri ed altrui), con felicità sintetiche, con pillole d’illusioni. Che fanno allergia, non solo sulla pelle, ma anche nei piú profondi abissi dell’umano sentire.

Già, i sentimenti…nell’era digitale, del “sempre connessi” e del “free wifi”, si ascolta sempre di più, ma si “sente” sempre di meno. Si guarda, ci si guarda. Ma non si osserva, non ci si osserva. Si promette, ma non si mantiene. Si parla, ma non si agisce. Ci si relaziona di più, ma peggio: diventando sempre più soli, sempre più “fake”. Un “villaggio globale” talmente fittizio, da ricordare i “prati” di Miami, la “neve” di Dubai, i “matrimoni” di Las Vegas.

Nei tempi del “Da dove dgt”, dove si é tirchi di vocali e avari di emozioni, gli occhi umani si trasformano in schermi illuminati. Le “spunte blu” di Whatsapp, in impliciti addii.
Ed è riflettendo sullo spirito del tempo, su questa realtà così fredda ed asettica, come una sala operatoria, che penso, che mi auguro:”Voglio un Natale a cellulari spenti, ma con i cuori accesi”.

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