“Essere comunità”: orientamenti per il militante identitario

di Antonio De Vita.

La nuova società editrice “Passaggio al bosco” sta assumendo pian piano la forma di una vera e propria opposizione culturale da imporre ad uno stato che sempre di più tenta di fasciarci la bocca. La cultura si tramanda e si diffonde anche oralmente, direi soprattutto, ma non posso affermarlo, poiché oggigiorno è diventato troppo facile parlare senza pensare a come eliminare i margini delle proprie parole.

Tutti possono aprire bocca e diffondere idee e pensieri, ma in maniera istantanea. Non possono difatti creare manuali e scritti fondamentali, da tramandare oggettivamente. La comunità identitaria italiana (apolitica in questo caso) ha compreso ufficialmente di necessitare di una strada per divulgare le idee, i pensieri e tutto ciò a noi comune. Avvenimenti omologhi ce ne sono stati nella storia? Sì, per esempio l’ancora attuale questione omerica. Siamo arrivati finalmente ad una linea comune sull’origine storica dei più importanti poemi della storia, Iliade e Odissea.

Facendo un rapido percorso all’indietro, tornando nell’epoca (ancora ambigua, per altro) in cui vennero stesi i poemi, potremmo trovare un omero rapsodo che cuce migliaia di canti anonimi e orali, in due poemi scritti. Infatti nella cultura antica si era presentata la necessità di tramandare in maniera scritta e precisa la tradizione. I canti degli aedi che per secoli avevano attirato l’interesse degli intellettuali greci, erano stati definitivamente riuniti e completati in modo da poter essere divulgati obbiettivante alle generazioni del domani.

Come i Greci allora, i camerati italiani oggi, hanno trovato il conduttore per il superamento dei confini di piccoli nuclei, e avviare l’espansione del pensiero all’intera comunità. In merito alla comunità, l’ideologo Ernst Junger scrisse: ”Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. E questo è l’incubo dei potenti.”

Marco Scatarzi, esponente di spicco del movimento toscano Casaggì, ha scritto un libro completo sul significato e sul valore della comunità. In realtà la definizione di libro la trovo poco appropriata, si tratta infatti proprio di un manuale, necessario ad indirizzare, orientare il militante alla militanza. Un manuale non macchiato, ossia privo di colore politico, adatto a tutti quei ragazzi, che, portati a militare guardano il mondo con una visione identitaria. Voi direste di “destra”? Io no, perché oggi anche il ministro degli affari esteri inserisce la parola “destra” nella sua definizione politica. Lo stesso personaggio che simpatizza apertamente il disegno dello Ius Soli, emblema dell’anti-identitarismo.

ESSERE COMUNITÀ– rappresenta il lavoro del rapsodo che cuce le teorie, le visioni storiche che i nostri padri filo-ideologici hanno trascritto. La completezza sta nel fatto, che l’autore oltre ad inserire ciò che sono state le teorie evolutive della militanza identitaria, accentua una sua posizione attuale della concezione di quelle teorie ad oggi antiquate e all’apparenza inadatte. Il lavoro svolto è quindi epocale, sia perché una casa editrice abbia deciso di stampare questo libro, sia perché qualcuno lo abbia steso e firmato col proprio nome. Dobbiamo ringraziare quindi “Passaggio al bosco” per il grande contributo che dà alle posizioni ideologiche di una fazione politica (rimanendo esterna alla partitocrazia) tanto etichettata e mal pubblicizzata dai principali media e giornali.

“Non importa quale sia il nome del movimento che si è scelto di servire, quali siano i riferimenti che ha adottato o le strategie che persegue: se appartiene alla galassia politica della “destra”, senza dubbio, questa realtà non mancherà di definirsi comunità. Spesso scomodata a sproposito, questa parola sembra aver smarrito il proprio significato, subendo una squallida inflazione ad uso e consumo di tutti: tribù metropolitane, comitive amicali e sottoculture da branco sembrano auto-elevarsi al rango della Comunità, come se questa rappresentasse soltanto un vocabolo più azzeccato degli altri e non rispondesse a nessun principio di ordine superiore.[…]Appare chiaro che, prima di arrischiarsi in una qualunque operazione politica, si dovrebbe badare allo stato di salute della propria comunità: riprodurre la specie, trasmettere ciò che ci è stato trasmesso, mantenere intatta l’armonia di fondo, orientare la disciplina, rispettare la forma gerarchica, la pratica organica e l’etica impersonale. La Comunità, insomma, è il fulcro attorno al quale ruota ogni altra dimensione: il centro che consente di individuare un punto zero dal quale partire e al quale fare inevitabilmente ritorno. Solo in presenza di quel centro possiamo dire: questi siamo Noi.”

La sfida di cui si parla indirettamente, ossia la lotta all’integrazione comunitaria, ha alla base la proprietà di essere un gruppo coeso come un branco di lupi. Di avere dei primordiali fratelli superiori ed un capo solitario che dovrà sempre avanzare per i suoi amati fratelli. La capacità di “stare al proprio posto” senza pretendere di poter prevaricare o sostituire chi detiene il ruolo superiore. Si può ambire a ciò, passando prima per un percorso comunitario, culturale e fraterno. Magari per acclamazione, ma mai per pretesa.

Il concetto finale, forse il fulcro del manuale non è in posizione centrale, ma in conclusione. Nella terza ed ultima parte del terzo ed ultimo capitolo. Il concetto in questione è variegato e complesso, riporto per cui le nozioni principali che si sverniciano di ogni variante possibile, spesso complessa da comprendere e ardita da interpretare: “Un militante non dice mai -io sono-. Egli è.”  “Un militante non può tradire la lealtà, poiché essa stessa è il nutrimento della sua Comunità”  “Un militante dovrebbe sempre avere gli occhi di un bambino: puri, innocenti, capaci di vedere cose che gli altri non vedono, aperti ad accogliere sogni che per gli adulti sono impossibili utopie”  “Per un militante i fini non giustificano i mezzi”  “Il militante non si nutre di astratte teorie, perché vive qui e ora”  “Un militante è grato al destino, all’Idea e alla Comunità”  “Il militante è al servizio dell’Idea, e milite di essa”  “Un militante non odia chi gli è diverso, ma chi lo vuole diversificare”  “Il militante non produce, ma crea”  “Il militante conosce il senso del limite: si immerge nel mare delle passioni, ma non ne dipende”  “Un militante non si limita a rispettare la natura: egli è parte della natura”  “Il militante è incorruttibile, perché non vi è moneta che possa valere la fedeltà alle sue idee”  “Un militante sceglie sempre con cura i propri nemici, perché li reputa maestri mascherati”  “Il militante sa essere distaccato, quindi non è mai un fanatico. Il suo è un dominio di sé che non ammette manifestazioni estemporanee e che non lo rende schiavo delle pulsioni”  “Il militante condivide sempre le gioie e i dolori che incontra lungo il cammino, con i sui camerati”  “Il militante non smette mai di credere nella Comunità, anche se questa la delude”  “Il militante può perdere, ma non deve cedere alla sconfitta”   “Un militante riposa sempre meno degli altri”  “Il militante agisce con onore”  “Un militante non è davvero tale se non persevera”.

Se un militante si accascia moralmente dubbioso e sempre meno fedele alla Vittoria, i suoi camerati lo devono supportare e rimproverare perché egli non ha perseverato. Ogni ragazzo impara dal proprio fratello, come quando Rutilio Sermonti onorò il sacrificio di un commilitone caduto, assicurandolo che la Vittoria sarebbe giunta, e nessuno si sarebbe arreso mai, NIEMALS!

Il militante custodisce un fuoco. Quel fuoco è stato custodito ieri. Egli dovrà trasmetterlo a chi lo custodirà domani. Questa, per lui, è la Tradizione.

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