Gerusalemme capitale d’Israele: il gioco a specchi si estende

 

“È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo palestinese. Israele è uno stato sovrano che ha il diritto, come ogni altro Paese, di decidere la sua capitale. Essere consapevole di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace
Gerusalemme non è solo il cuore di tre religioni, ma di una delle democrazie più importanti al mondo. Gli israeliani hanno costruito un paese dove tutti sono liberi di professare la loro religione.
Gerusalemme è e deve restare un posto dove tutti possono pregare.
Oggi riconosciamo l’ovvio: Gerusalemme è la capitale d’Israele.
È Il riconoscimento della realtà, niente di più”.
Prendendo una parte definitiva nel lungo conflitto arabo-israeliano, Donald Trump ha scatenato un vero e proprio terremoto diplomatico tra le relazioni internazionali, quel filo che unisce il Medio Oriente all’Europa.

 

LE REAZIONI IN EUROPA

Infatti non si sono fatte attendere le reazioni stupefatte dal segretario generale ONU e dal presidente della Repubblica Francese che hanno ribadito le medesime posizioni: soluzione a due stati.
Antonio Gutarres ha criticato duramente la scelta del presidente americano: “Dal mio primo giorno qui mi sono costantemente dichiarato contrario a ogni misura unilaterale che metta a repentaglio la prospettiva della pace.”
Della stessa opinione è stato Emmanuel Macron, definendosi molto preoccupato rispetto alla soluzione unilaterale offerta da Donald Trump.
Anche Papa Francesco è intervenuto, sostenendo che “Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani ed ha una vocazione speciale alla pace. Rispettate lo status quo”.

 

 

PROMESSE ELETTORALI

Ma il Presidente degli USA di canto suo ha risposto senza troppi problemi: sto facendo ciò che avevo promesso durante la campagna elettorale.
E questo è vero, non possiamo stupirci.
Durante la corsa alla casa bianca, Donald Trump aveva più volte anticipato il suo sostegno ad Israele, bocciando l’amministrazione Obama che negli ultimi atti aveva assunto caratteri stridenti contrapposti alle intenzioni di Netanyahu.
«Grazie presidente eletto Trump, grazie per la tua calda amicizia e il tuo netto sostegno a Israele» fu infatti la risposta del Primo Ministro israeliano a seguito delle dichiarazioni del Presidente Trump.

 

 

IN MEDIO ORIENTE

Nel frattempo mentre il mondo diplomatico si è mosso pendendo dall’una o dall’altra parte, sono state immediate le reazioni dei palestinesi: A Ramalla i manifestanti presenti hanno bruciato la bandiera degli Stati Uniti al grido “Allahu Akbar”, stessa cosa è stata fatta a Betlemme con la foto di Trump.
Il gruppo palestinese Hamas (Movimento Islamico di Resistenza) ha dichiarato senza preamboli che “La decisione di Trump apre le porte dell’inferno”.
Il presidente palestinese Abu Mazen, fondatore dell’organizzazione al-Fatah per la liberazione della Palestina, ha infatti affermato che “la decisione odierna di Trump equivale a una rinuncia da parte degli Stati del ruolo di mediatori di pace.”
“Trump ha offerto un premio immeritato a Israele che pure infrange tutti gli accordi. Così facendo aiuterà le organizzazioni estremistiche a intraprendere una guerra di religione che danneggerà l’intera regione che attraversa momenti critici, e ci trascinerà dentro guerre senza fine” ha insistito.

 

LE PREVISIONI

Le conseguenze della scelta di Trump sembrano essere imprevedibili, c’è chi pensa al peggio con azioni terroristiche da parte di gruppi estremisti, chi invece aspetta che anche gli altri paesi seguano il passo americano.

Una cosa è certa: le cose in Medio Oriente stanno cambiando, ma questo è un processo che è partito da molto tempo prima, chi ha sostenuto Trump durante la corsa alla Casa Bianca deve ricordarlo

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