Condannato l’avvocato che incitava allo stupro. Ma non si sa dov’è

di Manuel Di Pasquale.

“Molestare le donne che vestono abiti succinti è un dovere patriottico e stuprarle è un dovere nazionale”.

Queste parole, che fanno accapponare la pelle, vennero pronunciate da Nabih al-Wahsh, avvocato egiziano, durante un dibattito tv sull’emittente Al Assema a metà ottobre.

Subito sono partite le polemiche: il Consiglio Nazionale per i Diritti delle Donne ha proposto una petizione per chiedere giustizia contro le dichiarazioni dell’avvocato, visto che secondo i loro dati, almeno l’80% delle donne egiziane è stata vittima almeno di una volta di molestie.

La magistratura egiziana, invece, ha effettuato un processo lampo, che si è concluso ad inizio dicembre: Nabih al-Wahsh è stato condannato a 3 anni di reclusione per istigazione a delinquere e ad una multa di 20000 lire egiziane (circa 1000 euro) dal tribunale del Cairo.

Al momento, però, è in libertà vigilata, visto che si attende l’udienza d’appello.

Subito dopo la lettura della sentenza, l’avvocato si è reso irreperibile. Che sia su un barcone pronto a sbarcare sulle nostre coste?

Quello che è sicuro, però, è che Nabih al-Wahsh rappresenta la mentalità più conservatrice ed ottusa dell’Islam: quella che vorrebbe che alle donne non venga concesso nulla.

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