Una miseria tutta polvere e pietà

La vedi.
E’ talmente piccola e scura che sembra parte integrante di quel sistema misero, in quei colori tetri e pesanti, con il caldo che toglie e uccide.
Talmente piccola e misera ha acceso una tempesta mediatica.
Perciò guardatela, eccola.
L’immagine di un mondo che oscilla tra la disparità sociale e le esigenze diverse, diviso tra chi compra le scarpe di Channel ai propri barboncini, e chi muore di sete tra uno stento di fame e un altro.
Quanto è minuscola questa bambina senza volto, fotografata nella freddezza e nello stupore, emblema del suo paese ridotto in ginocchio a bere dalle pozzanghere.

 

LO SCATTO

Lo scatto è stato eseguito da uno dei tanti giornalisti locali “abituato a scene di questo tipo”, il piccolo e minuscolo insieme di miseria e umanità è una bambina appartenente alla comunità indigena dei Mbya.
Questo gruppo etnico in Argentina conta circa 4.000 individui, tutti loro campano di elemosina, il più delle volte vengono sfruttati proprio i bambini, assai frequente in molte comunità simili che conosciamo anche noi.
Un volontario Unicef ha pubblicato la foto per poi aggiungere: “Ho pubblicato la foto perché così iniziamo finalmente a parlare della nostra società e di un problema che non affrontiamo perché nessuno lo mette in evidenzia. Quelli che dovrebbero fare qualcosa mettono le mani in tasca.”

 

LA SITUAZIONE POLITICA

Attualmente l’Argentina è guidata da Mauricio Macri, eletto dopo le elezioni del 10 dicembre 2015.
Ma neanche il cambio di rotta politica è stato in grado di intervenire sulla fragilità del tessuto sociale argentino, infatti il numero di poveri durante questo biennio è cresciuto raggiungendo quota 13 milioni.
Secondo l’Università Cattolica Argentina un argentino su dieci è ufficialmente disoccupato, così come ogni dieci ore un cittadino perde la vita per denutrizione
La colpa principale è l’inflazione del paese (nel 2016 ha raggiunto il valore del 40%) che mette in seria difficoltà i cittadini, penalizzando in particolar modo chi ha di meno.

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